Fino a 50 morti l'anno causati da frane e alluvioni, secondo il CNR

Senigallia, Stromboli, Ischia: un anno di disastri. La natura inarrestabile e le colpe dell'uomo

Il dissesto idrogeologico è provocato dagli eventi estremi della crisi climatica. Ma gran parte della responsabilità sta nel consumo di suolo e vegetazione, sacrificati al cemento. Così le piogge intense non hanno più ostacoli, e spazzano via tutto.

Ischia. Senigallia. Stromboli. Anche l'anno che si chiude ha avuto la sua parte di disastri. C'entra il clima impazzito, e la forza incontrastabile della natura. Ma c'entra, sempre, anche la mano dell'uomo. A Senigallia l'alluvione di metà settembre portò la pioggia più intensa degli ultimi 10 anni, registrò il CNR. Del disastro furono però complici le infrastrutture sbagliate o mancanti: la mai realizzata vasca di espansione del fiume Misa, e ponti costruiti con campate troppo strette e basse, che ostruirono l'enorme deflusso d'acqua e fango. Stromboli, l'isola vulcano, ha concluso il suo anno con uno tsunami, provocato da un costone staccato dalla Sciara del Fuoco. Mesi fa, a fine primavera, un incendio attivato per incuria bruciò per 24 ore ettari di macchia mediterranea. Lasciando via libera, ad agosto, a un'alluvione che spazzò via tutto, incontrastata da una vegetazione assente. A Ischia la mano dell'uomo ha costruito ininterrottamente. L'isola nei secoli si è salvata dal dissesto idrogeologico grazie a coltivazioni e terrazzamenti eroici. Un'agricoltura che non c'è più: il turismo chiama cemento. Vale per tutta Italia, Paese debole nella prevenzione del rischio, dove alluvioni e frane provocano fino a 50 morti l'anno, calcola il CNR. 

L'intervista a Mauro Rossi, CNR IRPI Istituto di Ricerca per la Protezione idrogeologica

Montaggio di Flavia La Gona