Campionati italiani dell'arte marziale e sport olimpico

Taekwondo, combattimenti filosofici

Ispirato ad antiche filosofie il Taekwondo è diventato una disciplina con 25 mila praticanti in Italia. Annovera un oro Olimpico e due campioni del mondo

Un po' arte marziale un po' sport; di certo sport olimpico, il Taekwondo tiene i campionati italiani a Torino- Disciplina millenaria nata in Corea, qualcuno lo chiama il Karate dei coreani, ma anche nipote del kung fu coi suoi calci in volo, ha tutto un retroterra filosofico orientale che il presidente della federazione italiana riassume così.


Ha portato all'Italia una medaglia d'oro olimpica un campione del mondo ha visto la squadra dei profughi ucraini vincere in due categorie di questi campionati, ha 25mila praticanti italiani, un mondo a parte che sgamba e sbraccia sul tatami, si avvinghia sulla tuta chiamata dobok , diviso in cinture bianche arancioni nere e poi fra le nere divise ancora in gradi, millenario, ma elettronico come la scherma attuale con i sensori che dicono se hai dato il calcio o lo schiaffone o la gomitata dove si fanno i punti.

Il calcio pensa di essere all'avanguardia perchè studia l'avversario, qua lo si conosce dall'altezza al peso alla dimensione dei tricipiti
Addirittura il Taekwondo era nato per evitare la legge occhio per occhio dente per dente, se si seguivano le regole di etica di questo combattimento non si era puniti. Ma oggi anche il Taekwondo sembra inchinarsi alla voglia giovanile di successo, coi suoi pochi praticanti  è più facile raggiungere il sogno olimpico.

Servizio di Gian Piero Amandola 

Intervista ad Angelo Cito, presidente Federazione Italiana Taekwondo