Ispra: edificati 70 chilometri quadrati di territorio naturale ogni anno

2 metri quadri al secondo: l'Italia divora il suolo agricolo e lo copre con (troppo) cemento

Nella Giornata mondiale del consumo di suolo WWF e Ispra chiedono una legge per azzerare la cementificazione. Il problema è l'abusivismo, ma anche i terreni liberi che diventano case per turisti nelle zone costiere più fragili. Ischia e non solo.

Dal suolo agricolo e naturale dipende la nostra stessa esistenza: ci sfama, ripulisce l'aria dal carbonio, e controlla il dissesto idrogeologico. Eppure negli ultimi decenni abbiamo preferito un suolo artificiale, grigio cemento, liscio e fragile. In 10 anni la terra che è mancata ha lasciato che 360 milioni di metri cubi d'acqua scivolassero incontrollati a valle, provocando disastri di frane e fango.Non solo Ischia. Guardando indietro negli anni a Sardegna, Liguria, litorali laziali e campani, le zone turistiche hanno moltiplicato le colate di cemento: servivano case e hotel per l'accoglienza turistica. Edifici che hanno sfrattato i terrazzamenti coltivati in modo eroico per secoli, e i campi agricoli che da sempre funzionano da spugne salvavita. Nella Giornata mondiale del suolo il rapporto dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale parla di 2 metri quadrati di suolo divorati in Italia ogni secondo. Scienziati e ambientalisti dal 2012 chiedono una legge a "bilancio zero del consumo del suolo", che piuttosto riutilizzi i 310 km quadrati di edifici abbandonati, superficie pari all'estensione di Milano e Napoli. Il suolo poi serve anche a respirare. 

L'intervista a Michele Munafò, ingegnere ambiente e territorio di ISPRA. 
Montaggio di Paola Bovolenta.