Torino

"Una sfrenata ricerca di voti", le motivazioni della condanna a Roberto Rosso

All'ex assessore regionale, in primo grado, sono stati comminati cinque anni di reclusione per voto di scambio politico mafioso. Sullo sfondo lo spaccato delle infiltrazioni della 'ndrangheta a Carmagnola

La guardia di finanza aveva immortalato tutto. I contatti diretti con Onofrio Garcea e Francesco Viterbo, due personaggi legati all'Ndrangheta. Il passaggio di denaro con Enza Colavito, quei 15mila euro da convertire in consensi. Voto di scambio politico mafioso riconosciuto dai giudici di primo grado di Asti. 

L'ex assessore regionale Roberto Rosso condannato a cinque anni. Vicenda ricostruita nelle motivazioni di quella sentenza che fanno riferimento alla sfrenata ricerca di consenso elettorale dell'ex esponente di Fratelli d'Italia. "Rosso - si legge - intendeva sfruttare il bacino elettorale della criminalità organizzata calabrese, altrimenti non avrebbe promesso 15 mila euro a due sconosciuti". L'ipotesi dei giudici è che Rosso testualmente fosse per ambizione ingordo di voto. Pronto insomma a tutto. 

L'ex assessore si è sempre difeso. I suoi legali in aula lo avevano definito "ingenuo e sprovveduto", ma non colluso. Lui stesso aveva parlato di un disturbo bipolare. Una giustificazione che però non ha convinto i giudici. Sullo sfondo lo spaccato più ampio delle infiltrazioni della 'ndrangheta a Carmagnola e zone limitrofe. Realtà strutturata, capaci addirittura di stipulare accordi con la mafia siciliana. Processo che adesso arriverà in appello. In primo grado le condanne furono sedici.