Enigma cinese.

In Cina cambio criteri di conta per le vittime del Covid

Preoccupazione anche all'OMS sul balzo dei contagi in Cina. Ma le autorità decidono di "contare" solo i decessi strettamente collegati al virus, così i numeri restano - formalmente - bassi.

Che dietro ci siano interessi giganteschi e tanta politica è certo. Ma le notizie che arrivano dalla Cina, dopo la riapertura delle attività e la fine delle restrizioni dure anti Covid, non sono un regalo per chi sperava nel 2023 come anno di fine pandemia. Uno studio di tre docenti dell'Università di Hong Kong fa una progressione di decessi causati dal Coronavirus e dalle sue varianti dopo la fine del lockdown duro: fino a 684 morti per milione di abitanti, in un paese da 1 miliardo e 400 milioni di anime si sfiora il rischio del milione di decessi. E' vero, si tratta di ricercatori di Hong Kong, magari non entusiasti sostenitori del gigante cinese e il "paper", lo studio, è ancora in attesa di una valutazione paritaria, insomma di trovare o meno un posto in una rivista scientifica ma anche l'OMS, i suoi scienziati sono preoccupati per come una ripresa violenta di Covid in Cina possa far cambiare rotta al destino della pandemia un po' per tutti. Il virus circola velocemente, fino a metà gennaio, dicono gli stessi epidemiologi cinesi, terrà questa ondata, poi l'attesa è per un'altra magari con virus mutato e più sfuggente. Il vaccino cinese, unica arma di difesa insieme all'isolamento in casa, copre al 50 per cento e davvero non basta. Le difese diventano così sanitario-politiche. Cambia il modo di contare i decessi "solo chi è morto direttamente per insufficienza respiratoria acuta causata dal virus entra nelle statistiche Covid", ma tutto il mondo ormai sa che i percorsi della malattia sono più complessi.