L'inchiesta della Guardia di Finanza di Cuneo

Il rischio di un "sistema Roero"

Si difendono i sindaci agli arresti domiciliari per mala gestione della cosa pubblica. Per gli inquirenti che indagano su Feudo 2 la prassi era consolidata

Dopo il terremoto sulle colline del Roero, c'è chi scommette che la storia non finirà qui in un territorio già al centro di scandali simili. Si chiama infatti Feudo due l'inchiesta della Guardia di Finanza di Cuneo che ha portato agli arresti domiciliari i sindaci di Montaldo Roero e Vezza d'Alba. Un meccanismo di intrecci per affidare gli incarichi a consulenti che avrebbero fatto ottenere ai Comuni finanziamenti ingenti anche senza i presupposti.

Accuse subito negate da Fulvio Coraglia. "Il Sindaco ha sempre agito nell'interesse della collettività e mai per tornaconto personale" il commento del suo avvocato. Riserbo da parte dei legali di Carla Bonino. Per chiarire la posizione della nostra assistita - dicono - attendiamo di leggere le carte. Insieme ai due primi cittadini, ci sono altre 12 fra funzionari, professionisti e imprenditori indagati a vario titolo: corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, turbativa d'asta, falsità materiale e ideologica. Ma la notizia non è stata una sorpresa. 

Nel vicino Comune di Santo Stefano Roero si era concentrata l'operazione precedente, Feudo. L'ex sindaco Renato Maiolo è oggi a processo con accuse simili a quelle descritte dalla nuova indagine. Oltre 5000 pagine per spiegare perché gli inquirenti parlino di un sistema fraudolento di gestione della cosa pubblica "articolato, pervasivo e ben consolidato." 

Nel servizio intervistato don Corrado Bolla, parroco di Vezza d'Alba