Cheerleading

Ragazze pon pon a chi? L'Italia della cheerleader riunita a Torino

Capacità acrobatiche e attitudine alla collaborazione: i segreti di uno sport nato come supporto coreografico a discipline maschili e che ora si è evoluto in maniera del tutto autonoma. Parla l'allenatrice delle azzurre, Federica Rossi

In inglese il verbo "to cheer" significa "fare il tifo", "rallegrare" gli spettatori dei grandi eventi sportivi. Nato negli Stati Uniti, il movimento è arrivato in Italia solo 15 anni fa. Oggi le 18 cheerleader della Nazionale italiana, riunite a Torino, fanno un collegiale in palestra. Federica Rossi è la loro allenatrice. Le ha scelte tra le 5mila che, in tutta Italia, praticano questo sport.La nostra è una danza", spiega. “Si contraddistingue per capacità acrobatiche e capacità di collaborare con le altre nel sollevarsi e compiere evoluzioni. E poi, ovviamente, c'è il pon pon: un elemento che aumenta la gamma di movimenti delle ragazze e rende visibili le loro evoluzioni a una maggiore distanza”.

Sogno mondiale, anzi olimpico

All'inizio anche in Italia il cheerleading è nato a supporto coreografico di altri sport maschili, come il football americano. Ora, è uno sport autonomo. Giulia Milani, una delle veterane, ha 27 anni, la più giovane ne ha 16. Tecnica, forza e gioco di squadra. ”La nostra disciplina è una sorta di incrocio la la danza e la ginnastica artistica, e anche acrobatica". Queste atlete hanno le idee chiare. E a chi, non senz'aria di sufficienza, le chiama ragazze pon pon, loro ricordano che ci sono anche dei Mondiali. Nel 2023 a Orlando, in Florida. 10mila atleti e 500 squadre da tutto il mondo. E, più in là, un sogno: le Olimpiadi di Los Angeles nel 2028.