Operazione "Terra promessa"

Lavoro falso, permesso di soggiorno vero. Sette arresti a Torino

Apparentemente erano due Caf, ma per la Guardia di finanza erano due fabbriche di documenti artefatti per mettere in regola gli extracomunitari. 65 i casi accertati. In manette due egiziani e un rumeno, domiciliari per altri quattro

Lavori falsi, permessi di soggiorno veri. Operavano a Torino alla luce del sole, da 10 anni. Due Caf. In realtà, secondo le Fiamme gialle, delle vere e proprie fabbriche del falso per extracomunitari. Ora sotto  sequestro. Secondo gli inquirenti, da loro si poteva trovare tutto il necessario per avere un permesso di soggiorno, pur non possedendo i titoli: finte imprese, finto lavoro, finti contratti di locazione. E ottenere anche altri benefici: reddito di cittadinanza, indennità di maternità, disoccupazione, bonus baby sitter, rimborsi fiscali, ristori covid. Il tutto, ovviamente, senza averne diritto. 

Colf e braccianti

Sono finiti in carcere due egiziani e un rumeno, a cui sarebbero stati collegati gli altri 4, finiti ai domiciliari: due italiani, un bengalese e un egiziano. 65 le false posizioni lavorative individuate, soprattutto come braccianti agricoli e collaboratori familiari. Oltre 600 i documenti - secondo le Fiamme gialle - non veritieri. Con ramificazioni in tutto il Piemonte. Costo medio della pratica, mille euro, mascherati da "tasse". Le accuse variano dall'associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina alla truffa ai danni dello Stato e al falso ideologico. Sequestrati profitti illeciti per 150mila euro. Un giro vorticoso che avrebbe generato anche un debito da 350mila euro nei confronti dell'Inps - i mancati contributi previdenziali dei finti contratti di lavoro - e un flusso di denaro verso l'estero da mezzo milione di euro.