Ecco le accuse della procura al sistema Juventus

Plusvalenze e manovre stipendi: sono i due "stratagemmi illeciti" che avrebbe usato la società bianconera per nascondere i conti negativi. Ecco perché i pm avevano chiesto i domiciliari per Agnelli


servizio di Davide Lessi
montaggio di Andrea Volpe

Sono 40 pagine di conclusioni, 40 pagine in cui pm titolari dell'inchiesta - l'aggiunto Marco Gianoglio e i sostituti Ciro Santoriello e Mario Bendoni - mettono in fila le accuse contro la Juventus. E' la sintesi del lavoro d'indagine che ha portato alla richiesta dei domiciliari per  Andrea Agnelli, poi rigettata dal giudice a fine ottobre. Ma che ben spiegano l'impianto accusatorio della Procura di Torino.

La società bianconera ha ricorso a due "stratagemmi illeciti", secondo i pm: le plusvalenze artificiali e le manovre stipendi. Grazie alle plusvalenze, cioè attraverso lo scambio di giocatori a valori gonfiati, si mettevano a bilancio ricavi immediati. Voci importante per fare quadrare i bilanci societari, oltre 300 milioni in tre anni, con una flessione nel 2021 che, secondo i magistrati si spiega, solo con l'avvio delle ispezioni della Consob. "Fortuna che alla luce delle recenti visite ci siamo fermati", dice intercettato il direttore sportivo Federico Cherubini.

C'è poi il caso delle manovre stipendi  quelle 4 mensilità non pagate durante il lockdown che la Juve quantifica in 90 milioni di risparmi sull'esercizio 2019/2020. Un "beneficio non reale", secondo la procura, perché poi attraverso scritture private e accordi con i giocatori, a partire dal capitano Giorgio Chiellini. Più che una rinuncia agli stipendi, dunque, un pagamento differito.

Una strategia illecita che sarebbe servita per celare l'erosione del capitale sociale e un patrimonio netto negativo già nel 2019. Il tutto  - per i pm - è avvenuto  nella piena consapevolezza dei vertici del club. A partire da Andrea Agnelli che intercettato sulle plusvalenze dice: "Abbiamo ingolafato la macchina con ammortamenti..E soprattutto la m...perché è tutta  m che sta sotto che non si può dire".