Cattelan, il programma lo fa l'intelligenza artificiale. E l'editoria ha paura

Nasce a Torino una associazione per affrontare il problema: "Vogliamo cogliere le occasioni evitando i rischi"

“Tutto quello che avete visto finora è stato scritto da una intelligenza artificiale”. Quando Alessandro Cattelan giovedì scorso ha fatto questo annuncio alla fine del suo programma, in tanti sono rimasti colpiti. Testi del presentatore, domande delle interviste, testi delle canzoni: tutto scritto da ChatGPT, uno strumento che si trova in rete gratuito, da novembre scorso, messo online dall'americana OpenAI. Uno strumento che sarà seguito certamente da tanti altri e che promette di rivoluzionare l'editoria. Ma quest'ultima si sta organizzando. Proprio a Torino è nata recentemente la associazione Italian Cultural Content Industry (Associazione per l'industria italiana del contenuto culturale), che mira - racconta la presidente Marzia Camarda - a mettere in rete tutte le realtà del settore per promuovere una progettualità condivisa, soprattutto sul fronte dell'impiego dell'intelligenza artificiale.

Il timore di tutti naturalmente è evitare che le macchine sostituiscano le persone. Per evitarlo, sottolinea Christoph Bläsi, della Johannes Gutenberg University di Mainz, in Germania, è concentrarsi sulle cose che le persone sanno fare e le macchine no e puntare su quelle. Facile a dirsi, difficile a farsi. Ma una chiave per orientarsi c'è. L'intelligenza artificiale, spiega Marina Geymonat, da tanti anni nel settore, è soprattutto una tecnologia statistica. Individua le caratteristiche medie di qualcosa, le ricombina e le propone. Perciò per sua natura non può essere originale. Ed è questo, dice, che salverà l'editoria. I capolavori non stanno mai nella media.