Alpi senza neve

L'allarme della montagna senza neve: "Serve un tavolo istituzionale"

Il cambiamento climatico rende difficile anche l'innevamento artificiale. Da Pragelato a Limone ecco come si cercano ridurre gli effetti delle alte temperature

Al cambiamento climatico con alte temperature, da ieri, lunedì 9 gennaio, si è aggiunto il vento a mettere in difficoltà l'industria dello sci piemontese. Le stazioni durante le vacanze natalizie sono state prese d'assalto, ma le più piccole hanno dovuto dare forfait.
L'Uncem ha invocato una riflessione "seria e laica sul futuro dello sci e in particolare dell'innevamento artificiale". La Regione Piemonte stanzia oltre 6 milioni di euro l'anno per sostenerlo. Giampiero Orleani, presidente Arpiet, l'associazione piemontese dei gestori degli impianti a fune, invita alla calma, ma non esclude il confronto. 

A Pragelato a inizio dicembre hanno dovuto annullare la tappa di Coppa Europa di fondo: a pesare le alte temperature ma anche una serie di problemi burocratici sul prelievo di acqua dal bacino artificiale, come raccontano il sindaco Giorgio Merlo e il gestore del Centro olimpico di Pragelato, Sergio Gola.

Dall'Alpe di Mera in Valsesia, passando per Limone Piemonte, nel Cuneese, che oggi martedì 10 gennaio ha riaperto dopo due notti di lavoro, sono tante le località sciistiche che, dopo il boom delle vacanze di Natale, si stanno riorganizzando con chiusure, più o meno prolungate, per interventi di innevamento artificiale che permettano di allungare la stagione dello sci.