Italvolt

L'annuncio di Carlstrom: "In arrivo un investimento da centinaia di milioni"

Sarebbe in fase di firma un accordo con un grande fondo pensionistico. Ma intanto salta l'accordo con Prelios per l'acquisto dell'ex area Olivetti

“Stiamo chiudendo al momento un accordo con un fondo pensionistico molto grande per diverse centinaia di milioni di euro. Quindi non siamo in una posizione debole, siamo più forti che mai”. Prende tutti di sopresa Lars Carlstrom. Dopo mesi di silenzio e dopo il fallimento di Britishvolt, l'imprenditore svedese annuncia la svolta. L'intesa dovrebbe essere siglata proprio domani, a Milano. Non fa nomi né cifre precise. Ma insomma sarebbe questione di ventiquattro ore. Ma c'è un ma. Ed un grosso ma. Italvolt aveva stipulato un accordo di prelazione con il fondo immobiliare Prelios per l'acquisto dell'ex sito Olivetti di Scarmagno. Al momento però non lo ha rinnovato. Ci sono, dice Carlstrom, alcuni problemi da risolvere, a partire da quelli per l'allaccio alla corrente: “Ci vorranno quattro anni per collegarsi alla rete e noi programmiamo di essere in attività molto prima di quattro anni. E' un enorme problema per noi. La rete non ha abbastanza capienza in questa area al momento. Ci stiamo lavorando e siamo fiduciosi”. Carlstrom ha preso contatti con Terna, che porterebbe il collegamento direttamente, vista la dimensione dello stabilimento. Il problema in realtà non sarebbe tanto l'allacciamento in sé, quanto ottenere le autorizzazioni dai vari ministeri competenti. 

Ma “anche se non abbiamo l'accordo con Prelios al momento - precisa - non abbiamo rinunciato al sito. Questo è sito è rimasto abbandonato per trent'anni, perciò siamo fiduciosi che riusciremo a rientrare in accordo”. Se poi non dovesse andare così, aggiunge, si valuterà un altro possibile sito, sempre però in Piemonte. Resta il dubbio legato a British Volt, l'altro progetto per una fabbrica di batterie che sempre lui aveva lanciato nel Regno Unito e che è fallito. Italvolt, ribatte l'imprenditore svedese, non ha nulla a che vedere con British volt, sono due esperienze totalmente separate: “Io ho venduto le mie azioni - ricorda - a gennaio 2021 e non ho più avuto nulla a che fare con l'azienda negli ultimi due anni e quindi adesso non c'è nulla di quella situazione che possa essere collegato a me”. 

L'addio, dicono oltremanica, sarebbe arrivato quando il socio scoprì che Carlstrom era stato condannato per frode fiscale in Svezia negli anni 90. Lui ribatte che quella era una storia vecchia e non c'entra nulla: “Non eravamo d'accordo su come portare avanti il progetto. Il mio ex socio aveva un'idea diversa su come gestire la situazione. Ha assunto 300 persone, sono tante per una startup. Deve pagare 4 milioni al mese di stipendi. E poi la decisione di sviluppare una tecnologia proprietaria. Ci vuole molto tempo ed è molto costoso. Hanno consumato 300 milioni. Sono tanti soldi. Adesso sono in fallimento”.