Una protesi innovativa ricrea la sensazione dell'arto perso

L'arto bionico sensoriale

Un paziente amputato, per la prima volta in Italia, torna a "sentire" il suo arto mancante. Si chiama Suralis l'arto bionico sensoriale frutto del lavoro dell'AIPTO e dei chirurghi.

Alessandro, ex paracadutista dei Carabinieri, è tornato a camminare in montagna. Nonostante l'amputazione sente perfettamente il suo arto mancante. E' stato lui il primo paziente in Italia a beneficiare di una tecnologia che permette un feedback sensoriale, in grado di riportare le informazioni al cervello. A differenza delle protesi bioniche che agiscono sui muscoli, per far funzionare questo device, si parte dalla reinnervazione sensitiva mirata: con un intervento di microchirurgia si "ridirezionano" i nervi sensoriali, dal piede alla gamba. Indossando poi questo speciale calzino dotato di sensori vibro-tattili, quando il paziente poggia il piede protesico a terra riceve tutte le informazioni sensoriali del suolo e le trasmette, tramite radiofrequenze, a quelle reinnervazioni della gamba e quindi al cervello
ALEXANDER GARDETTO - CHIRURGO PLASTICO: il paziente sente di nuovo il piede il cervello percepisce il piede. il cervello viene ingannato in questo momento e il cervello sa adesso il piede tocca il pavimento e i dolori dell'arto fantasma vanno via. 
Ogni paziente è a sè. Nel caso di Alessandro, si è amputata la gamba, ma si è conservato il ginocchio. 
ALEXANDER GARDETTO - CHIRURGO PLASTICO: se un paziente deve essere amputato ma ha ancora un ginocchio che funziona ma mancano i legamenti crociati noi ricostruiamo i legamenti cosicchè il ginocchio può essere conservato perchè un paziente con ginocchio è sempre meglio che un paziente senza ginocchio. è per quello che  questo tipo di intervento viene individualizzato per se .... 
Un connubio proficuo tra microchirurgia e il lavoro del tecnico ortopedico che costruisce la protesi e applica il calzino sensoriale
ALEXANDER GARDETTO - CHIRURGO PLASTICO: questa è la connessione tra medicina biologica e una macchina. ma non c'è niente di invasivo, cioè i sensori dentro una cute come ci sono anche altri tecniche noi rimaniamo sempre nell'esterno e con il ridirezionamento di questi nervi possiamo dare al paziente una sensibilità o una risensibilizzazione biologica