"Pfas nell'acqua potabile del Piemonte": l'allarme di Greenpeace

Il responsabile campagna inquinamento dell'ong anticipa al nostro tg i dati di un report che verrà presto reso pubblico. Preoccupano i valori nell'alessandrino

“Esistono diversi comuni della zona dello Scrivia, del tortonese, che sono interessati da questa contaminazione, Alzano Scrivia è la località che ha mostrato le concentrazioni più elevate, fino a 120 nanogrammi per litro di solo PFOA, la molecola nota per essere cancerogena”, dice ai nostri microfoni Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia, anticipando i contenuti di un report a cui sta lavorando l'ong. La concentrazione rilevata nell'alessandrino supera in alcuni casi la soglia limite nell'acqua potabile pari a 100 nanogrammi per litro di Pfas fissata dalla direttiva europea del 2020, ma che in Italia entrerà in vigore solo da gennaio del 2026.

I valori registrati

"La soglia fissata attualmente non può essere ritenuta sicura per la salute", chiarisce Ungherese, “perché esistono numerose evidenze scientifiche recenti che dimostrano come il Pfas sia pericoloso per la salute umana anche a basse concentrazioni”. L'agenzia per la ricerca sul cancro, ad esempio, “ha classificato come cancerogeno il PFOA, una sostanza che è stata erogata negli acquedotti che servono 125.000 piemontesi negli anni recenti. Parliamo di comuni anche in alta quota come Bardonecchia, o Gravere dove sono stati registrati 96 nanogrammi per litro solo di PFOA".

La replica di Smat

Una situazione che però secondo i dati rilevati da Smat, la società che gestisce gli acquedotti, non deve preoccupare. “La prima campagna di monitoraggio ha previsto 930 campioni e soltanto il 5% di questi campioni è risultato positivo, ma a livelli di tracce 5/10 nanogrammi”, afferma Rita Binetti, dirigente laboratori e qualità delle Acque Smat. 

I limiti nel mondo

Tanti i Paesi nel mondo che però adottano valori limite più bassi. La Danimarca accetta sino a 2 nanogrammi per litro per la somma di 4 Pfas, 4 gli Stati Uniti e sulla stessa scia Germania, Svezia e Spagna. In Italia e in Piemonte ancora si accettano concentrazioni più alte. “Stiamo valutando quei pochi campioni positivi", aggiunge Binetti, "per capire da dove vengono e quali sono le cause, e questo è il lavoro che si fa attraverso proprio la valutazione del rischio dei potenziali siti”.