Viaggio nell'inferno del carcere di Torino. Parlano agenti e detenuti: "Situazione disastrosa"
Dopo le ultime sommosse il racconto di chi è appena uscito dal Lorusso e Cutugno e di chi ci torna a lavorare ogni giorno. La confessione della penitenziaria: "Abbiamo paura"
Due voci dalla casa circondariale Lorusso e Cutugno, il carcere di Torino, raccontano quello che durante le rivolte di questi giorni è stato definito “un inferno”. A mostrare la situazione, dietro la promessa di garantire loro l'anonimato, un detenuto da poco uscito e uno degli agenti della polizia penitenziaria che ogni giorno affronta la paura: “Tutti i giorni è una lotta - dice quest'ultimo - Prego Dio tutti i giorni di finire le otto ore, ma abbiamo paura”. Le condizioni della struttura sono sintetizzate dal detenuto: “Quel carcere lì è uno dei più schifosi, muffe, ruggine, crepe, intonaco che cade, quando piove piove dentro le celle” spiega.
Il sindacato ha chiesto di inviare l'esercito nella struttura: "Torino è una bolgia infernale. Servono provvedimenti immediati perché domani sarà già tardi" denuncia l'Osapp.
Secondo l'agente “la lotta è impari, loro su un piano sono 160 detenuti gli agenti sono due, tra l'altro 160 detenuti con lamette in mano e olio bollente pronti a lanciarlo agli agenti. Hanno ottenuto quello che volevano, loro spacciano all'interno e si ubriacano". L'uso di sostanze stupefacenti e di smartphone è confermato anche dall'ex detenuto: “C'è la droga, cellulari non li ho visti ma ho saputo che ci sono anche, ma secondo me se entra qualcuno sotto c'è”.
Dietro ci sarebbe un'organizzazione capillare secondo la polizia penitenziaria: “Hanno anche i telefoni e quindi si organizzano anche all'esterno, si fanno arrestare apposta per portare dentro cellulari o droga - aggiunge l'agente - Ci sono gruppi organizzati che intimoriscono gli agenti e agli altri detenuti gli rubano i soldi e la spesa”.
Con le ultime rivolte molte celle sono state danneggiate è la capienza è scesa sotto le mille persone, ma dentro sono in 1480. Il personale è insufficiente, ma spesso i diritti minimi come quello alla salute non sono garantiti all'interno del carcere: "Sono stato chiuso due mesi per presunta scabbia. Per essere curato ho dovuto ingerire due pile, due batterie, allora il medico è venuto d'urgenza.
Dopo aver preso pastiglie e antibiotici mi ha dato una medicina, l'ho spalmata e in un giorno son guarito" racconta il detenuto.
Le proteste con gli agenti feriti perseguirebbero una strategia precisa: “Quel poco personale che c'è viene colpito e mandato in ospedale, così ci sono sempre meno agenti e i detenuti fanno sempre più quello che vogliono” dice l'agente. Le rivolte però hanno delle ragioni secondo il detenuto: “Le condizioni in carcere non sono da tenerti calmo, almeno quelle del Lorusso e Cutugno, che è qualcosa di disastroso e ti porta all'esasperazione”.
Sulla durezza del carcere però le due voci concordano: “Devi diventare cattivo. Il buono lì viene sottomesso, tu compri il pane e il latte e te lo vengono a rubare” confessa il detenuto. Oltre le violenze il grido dei reclusi resta: “Lì dentro tutto viene celato. Perché non viene curata la gente?”.