Rami sul "Caval 'd brons", Gaza su Vittorio Emanuele II. I monumenti nel mirino dei manifestanti
I cortei che attraversano la città lasciano graffiti su statue, muri e dehors, cruccio di negozianti e residenti. La ricercatrice Francesca Bragaglia: "Temi globali e locali, dalla Palestina alla cronaca fino alla lotta al patriarcato"
La scritta “Rami” in vernice gialla sul Cavallo di bronzo di piazza San Carlo: il nome del 19enne - Rami Elgaml - morto a Milano durante un inseguimento con i carabinieri campeggia ora su uno dei monumenti più famosi di Torino. Sul basamento di un'altra statua iconica, quella di Vittorio Emanuele II, si legge in inglese “Palestina libera”. Poco lontano, il Fante d'Italia è imbrattato di vernice: è successo durante la contestazione al Giorno del Ricordo dell'esodo giuliano dalmata e delle foibe. A Borgo Rossini le scritte su dehors e vetrine lasciate dall'ultimo corteo contro i Cpr per migranti sono state cancellate dai commercianti a loro spese, mentre restano quelle sui muri. Periodicamente ripulite da Amiat come da contratto con il Comune.
Atti illegali e contro il decoro urbano, ma allo stesso tempo spia delle tensioni sociali. “Queste scritte ci parlano di questioni che vanno dal globale al locale”, spiega Francesca Bragaglia, ricercatrice del dipartimento interateneo di Politecnico di Torino e Università di Torino. “Il tema di Gaza è molto presente, poi i casi di cronaca come quello di Rami, ma anche questioni legate alla lotta al patriarcato”. Come sui Murazzi o sotto i portici di via Po, lungo i percorsi delle manifestazioni. Altrove invece i murales raccontano i problemi di quartiere: “L'area Nord - prosegue Bragaglia - ha molti graffiti che compaiono e scompaiono dai muri, soprattutto legati a questioni sociali e al tema abitativo. Sono scritte che ci raccontano di aree più in sofferenza di altre, e quindi in cui bisogna più strettamente intervenire”.
Montaggio di Mattia Gaido