Eredità Agnelli, il cugino di Edoardo: "Sapeva della donazione, ma soffriva il ruolo di Elkann"
Parla Lupo Rattazzi, amico del primogenito dell'Avvocato morto nel 2000: "Una prima volta aveva rifiutato le quote della Dicembre. Il malessere negli ultimi mesi era grande. Strumentalizzati i testamenti trovati"
“Non ne avevamo parlato, ma in questo caso aveva deciso di non opporsi più come aveva fatto nel 1995”. Lupo Rattazzi, amico e cugino offre una lettura diversa sulle intenzioni di Edoardo Agnelli rispetto ai testamenti nascosti e i progetti di donazione del 25 per cento della cassaforte di famiglia da parte del padre Gianni Agnelli: “Credo che lui fosse a conoscenza del fatto che suo padre aveva deciso di lasciargli la sua quota” dice Rattazzi.
Tutto parte a metà degli anni Novanta quando il figlio dell'Avvocato rifiutò una prima volta la donazione delle Dicembre e nel 1996 venne fatto un testamento a favore di John Elkann conosciuto come “Lettera di Monaco”, scritta da Agnelli prima di un delicato intervento cardiaco. “Rimasi di sasso quando mi annunciò che aveva rifiutato questa donazione - ricorda Rattazzi - Il dialogo non era buono tra lui e suo padre e i consiglieri di suo padre. Gli dissi ‘ma tu sei pazzo perché fai una cosa del genere’, mi disse ‘non mi fido non mi fido’. All'Avvocato dispiaceva che Ddoardo non diventasse socio della dicembre e dopo due anni decide di lasciargli la sua quota”.
Si arriva così al novembre 2000 con Edoardo Agnelli isolata nella sua casa, Villa Bona, poco sopra la residenza dei genitori, Villa Frescot, sulla collina di Torino. “Ho avuto uno scambio di email che in retrospettiva era emblematico - ragiona Rattazzi - Gli scrissi ‘come stai?’ E lui mi rispose ‘Beh la faccio andare’. E in una email di qualche giorno prima aveva detto ‘la mia vera aspirazione è quella di chiudermi in un monastero’. Nei mesi precedenti mi aveva manifestato preoccupazione per la sua situazione finanziaria, cosa che non aveva senso visto che era il figlio dell'imprenditore più importante d'Italia. Stiamo parlando di una persona che non stava bene sia psicologicamente sia fisicamente”.
Rattazzi parla di uso strumentale delle carte sequestrate dalla guardia di finanza da parte dei legali di Margherita Agnelli: “Io sono certo che una volta morto l'Avvocato, in esecuzione delle volontà che lui le aveva trasmesso, Donna Marella avrebbe comunque regalato il suo 25 per cento a John Elkann e così avrebbe avuto la maggioranza della società”
A pesare nell'esistenza di Edoardo Agnelli anche la scelta da parte del padre di individuare il suo giovanissimo nipote John Elkann come nuova guida del gruppo Fiat: “Ogni situazione che vedeva suo padre prendere decisioni che lo escludevano dalle imprese le viveva male. Questo gap, insieme al malessere anche fisico, è quello che lo ha portato alla disperazione e a quel gesto”.