Puglia
19 Febbraio 2020 Aggiornato alle 14:16
Società

Figlio di due donne, "riconoscimento della genitorialità prima di tutto"

Anche se nato da un'inglese unita civilmente con una barese, ha diritto alla trascrizione all'anagrafe di Bari
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La Corte di Appello di Bari, prima sezione civile, ha rigettato il reclamo presentato dal Ministero dell'Interno nel 2019, confermando la validità della "trascrizione" da parte del Comune di Bari "dell'atto di
nascita" di un bambino, che oggi ha tre anni e mezzo, figlio biologico di una donna inglese unita civilmente con una donna barese. Il ministero sosteneva nel ricorso che "la trascrizione dell'atto di nascita di un minore che non ha alcun legame di sangue con un cittadino italiano è contraria ai principi primari costituzionalmente garantiti quali sono quelli relativi al diritto alla cittadinanza italiana".
Per i giudici dell'Appello, invece, sono prevalenti "il supremo interesse del minore" e "la tutela dei suoi diritti fondamentali, tra i quali spicca il diritto al riconoscimento della genitorialità". 
La vicenda giudiziaria inizia nell'agosto 2017, quando l'Ambasciata d'Italia a Malta trasmette all'Ufficiale di Stato civile del Comune di Bari l'atto di nascita di un bambino nato nel Regno Unito a ottobre 2016 da madre biologica inglese e altro genitore di sesso femminile e nazionalità italiana. L'atto viene trascritto a ottobre 2017 ma nel marzo successivo una nota del Ministero evidenzia la "insussistenza dei presupposti per riconoscere un collegamento con l'ordinamento italiano al figlio di cittadina straniera unita civilmente con cittadina italiana". A questo punto viene interessata la Procura di Bari, che chiede inizialmente al Tribunale la cancellazione della trascrizione dell'atto e poi vi rinuncia, dopo aver preso atto dell'avvenuta unione civile tra le due donne. Il Ministero insiste, opponendosi alla trascrizione, e ottiene prima, nel maggio 2019, un rigetto dal Tribunale di Bari per mancata legittimazione ad agire e adesso "nel merito" dalla Corte, che spiega: "la trascrizione in Italia di certificati validamente formati all'estero può essere negata soltanto nel caso di contrarietà all'ordine pubblico", con "esclusivo riferimento al concetto di surrogazione di maternità". Nel caso
specifico "la tecnica fecondativa adottata è assimilabile alla fecondazione eterologa".

					

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