Puglia
05 Luglio 2022 Aggiornato alle 16:41
Arte & Cultura

Frammenti di anfore e relitti portati alla luce dall'archeologia subacquea

Tracce di storia sui fondali di Porto Cesareo

L'Università del Salento prosegue la sua indagine lungo un paesaggio costiero e marino che racconta una continua evoluzione, sin dai tempi antichi.
Credits © Università del salento archeosub in azione
archeosub in azione
Una piattaforma rocciosa a circa 700 metri dalla costa e 4 metri circa di profondità. E' qui, fra Torre Chianca e Torre Lapillo, nella zona di mare chiamata “La Pierta”, che sono state individuate grandi concrezioni di frammenti di anfore, cementate fra loro. Con l’erosione ambientale, alcuni resti sembrano dei funghi giganti, con i gambi stretti e i “cappelli” allungati: sono 'pezzi' di anfore nordafricane, provenienti dalla provincia di Tripolitania. La loro omogeneità conferma l’appartenenza a un unico carico navale, dal volume considerevole, probabilmente diretta dal luogo di produzione a quella di consumo, verso l’Adriatico o il Mediterraneo orientale, il cui viaggio si è tragicamente interrotto fra Crotone e Porto Cesareo. Le ipotesi sulla formazione sono ancora dibattute, il carico si è frammentato dall’impatto con il fondale e dalla devastante energia ambientale delle onde. Il costante movimento idrodinamico ha successivamente raggruppato i frammenti, raccogliendoli sia in prossimità di speroni rocciosi che in depressioni.

Tracce di un paesaggio costiero in continua evoluzione, sin dai tempi antichi. A mettersi sulle tracce del passato sommerso del Salento che affaccia sul Mar Jonio, gli archeologi del Dipartimento di Beni culturali dell’Università del Salento, Antonella Antonazzo, Luigi Coluccia e Michela Rugge, guidati dalla professoressa Rita Auriemma, in collaborazione con la direzione locale Area Marina Protetta di Porto Cesareo.
Altre importanti scoperte hanno interessato l’area. La prima riguarda il sito archeologico di Scalo di Furno, un insediamento costiero occupato, quasi senza interruzioni, dal Bronzo medio iniziale (XVII-XVI secolo a.C.) alla Tarda età del Ferro (V-VI secolo a.C.). Grazie all’indagine archeologica subacquea dell’area, è stato rinvenuto un muro sommerso lungo circa 17 metri. L’altro ritrovamento riguarda invece un’ampia area pavimentata con centinaia di frammenti di ceramica artigianale locale e molti frammenti di ossa animali. Entrambi i contesti dimostrano un significativo cambiamento della geografia costiera: tutta l’area, oggi sommersa, era terraferma durante l’Età del Bronzo e rappresentava la terrazza inferiore dell’insediamento.


					

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