C'è anche l'ex sindaco di Manfredonia, in provincia di Foggia, Gianni Rotice, tra i 9 indagati dell'inchiesta della Procura della Repubblica del capoluogo dauno nei confronti dei quali è stato notificato dalla Guardia di Finanza l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. In tutto gli indagati sono nove. Rotice, già presidente di Confindustria Foggia, eletto con il centrodestra nel 2021, deve rispondere di concorso in corruzione elettorale. La giunta Rotice cadde due anni dopo l'elezione. Il 9 marzo scorso il gip del tribunale di Foggia dispose 7 ordinanze cautelari a carico di imprenditori, professionisti ed alcuni funzionari pubblici in servizio attualmente o in passato nel Comune sipontino e in una società partecipata, per le ipotesi di reato, a vario titolo, di estorsione, concussione e corruzione, peculato, falso, lesioni personali, minacce e violenza privata. Ai primi indagati se ne sono aggiunti altri tre nelle ultime ore, tra i quali Rotice. A Manfredonia domenica e lunedì si va al ballottaggio per la scelta del nuovo sindaco, dopo un lungo periodo di commissariamento.
"Con la trasparenza che mi contraddistingue e mi lega ai miei concittadini - spiega sulla sua pagina facebook - mi corre l'obbligo ed il dovere di informare che alle ore 13.30, con tempismo alquanto sospetto, mi è stata notificata la chiusura delle indagini a mio carico per un'appendice dell'inchiesta 'Giù le mani' che muove i suoi passi su quanto dichiarato dagli arrestati Romito e Salvemini. Non nascondo la mia amarezza per tale situazione, poiché quanto dichiarato e millantato dai due soggetti non trova alcun riscontro oggettivo e, soprattutto, cozza con la linea netta ed intransigente che il sottoscritto ha portavo avanti da sindaco rispetto alla vicenda 'Guarda che Luna'".
La vicenda che coinvolge l'ex primo cittadino è quella relativa alla rimozione di un ristorante. "Nessuno prima di me - continua Rotice - aveva avuto mai il coraggio di affrontare tale situazione e giungere all'abbattimento definitivo di quella struttura, nonostante le minacce, l'ostruzionismo e la dura battaglia giudiziaria-amministrativa intrapresa dalla controparte. Dal momento dell'avvio dell'iter, non si è perso neanche un istante per giungere a questo risultato e la documentazione, anche in possesso delle Istituzioni e delle Forze dell'Ordine, ne sono la dimostrazione".