Ex Ilva, entro marzo il nuovo assetto. Poi il via ai negoziati con l'acquirente
Dal ministero l'ok alla presenza dello Stato, con una quota minoritaria, nella compagine societaria. Intanto regna l'incertezza tra i lavoratori
Cielo grigio sopra le ciminiere e sul futuro dei lavoratori. La promessa di un nuovo rilancio dell’acciaieria più grande d’Europa non allontana dodici anni di incertezze, spiegano i lavoratori. La fabbrica assiste stanca al nuovo passaggio di proprietà. Sono le ultime ore per ritoccare le offerte, la fase dei rilanci chiude venerdì. Poi si aprirà il negoziato con il nuovo acquirente. Favoriti sarebbero gli azeri di Baku Steel, che dopo la visita nello stabilimento tarantino sono volati a Roma.
Durante il vertice a Palazzo Chigi il governo ha confermato la norma che apre al coinvolgimento dello Stato nella nuova società, probabilmente attraverso Invitalia, con una quota intorno al 10 per cento. Scenario gradito agli investitori e che soddisfa i sindacati. Giugno il termine fissato per chiudere un accordo complesso e che deve fare i conti con il riesame dell'Autorizzazione integrata ambientale, decisiva per la decarbonizzazione con il passaggio ai forni elettrici. Un obiettivo confermato dall’esecutivo insieme alla tutela dei posti di lavoro negli impianti e nell’indotto ex Ilva. Un segnale di speranza per la Fim che chiede certezze sui tempi. Per la Fiom è necessario un piano che investa su produzione e trasformazione dell’acciaio. Dalla Uilm arrivano aperture a interventi straordinari per evitare gli esuberi.
Intervista a Vito Pastore (Coordinatore Rsu Uilm Acciaierie d’Italia).