In Sardegna produzione di marijuana record

Nella relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia per il secondo semestre 2021 emerge che la criminalità isolana è dedita in particolare allo spaccio di stupefacenti

In Sardegna produzione di marijuana record
Carabinieri Cagliari
Piante di Marijuana in una serra

Sebbene non si rilevino in Sardegna elementi certi circa il radicamento stabile di sodalizi criminali mafiosi esistono evidenze rilevate nel tempo della presenza di soggetti collegati alle “mafie tradizionali” o anche proiezioni delle stesse che nell’Isola hanno effettuato investimenti connessi con il riciclaggio o il reinvestimento dei proventi accumulati in altre regioni.
Nella relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia per il secondo semestre del 2021 emerge che la criminalità isolana è dedita in particolare allo spaccio di sostanze stupefacenti e cercherebbe di garantirsi contatti sempre più stabili con sodalizi calabresi  e campani. Le attività investigative hanno inoltre confermato la diffusione di piantagioni di cannabis in aree sempre più estese dell’Isola a conferma che l’attività sta diventando un rilevante business per i gruppi delinquenziali. Il fenomeno dalle zone interne del nuorese e dell’Ogliastra si è ormai esteso in gran parte della Sardegna dove sono state scoperte e sequestrate. La produzione è agevolata dal ricorso a sofisticate tecniche agrarie e  dalla presenza di aree impervie facilmente occultabili nella vegetazione, nonché dal clima favorevole. Il volume della produzione di marijuana rilevata è tale da poter far ritenere la regione tra i principali produttori, profilando in capo ad alcuni soggetti sardi il ruolo di “esportatori” o comunque di fornitori all’ingrosso di stupefacenti.
Relativamente agli stranieri si confermerebbe la presenza perlopiù di nigeriani dediti al traffico di stupefacenti potendo disporre di canali di rifornimento provenienti sia dal continente Africano, sia dal restante territorio nazionale. Tali organizzazioni sarebbero inoltre coinvolte nella tratta di esseri umani provvedendo all’ingresso e all’avviamento alla prostituzione nell'Isola o in altre regioni d’Italia di donne provenienti dalla Nigeria o da paesi limitrofi.