Processo Speranza Ponti, le conclusioni delle parti civili

A Sassari il processo per la morte di Speranza Ponti. In aula i familiari della donna.

2 milioni di euro di risarcimento, o 600mila come provvisionale per i familiari più stretti di Speranza Ponti: il padre e la madre e la sorella Anatolia, tutti e tre presenti in aula.
Questa la richiesta dell’avvocato di parte civile Stefano Carboni che in un monologo durato oltre un’ora ha fornito le sue conclusioni sul processo. Richiesta simbolica, in quanto l’imputato Massimiliano Farci risulta nullatenente, essendo riuscito, dal carcere, a vendere la pizzeria dove lavorava anche la vittima. Nessun dubbio invece da parte del legale sulla colpevolezza dell’imputato, per il quale il pubblico ministero ha già richiesto la condanna all’ergastolo e diciotto mesi di isolamento diurno. 
Carboni ha sottolineato i parallelismi tra il sospetto omicidio di Speranza Ponti e quello avverato, vent’anni fa, nei confronti di Roberto Baldussi, per il quale Farci era stato condannato a un altro ergastolo.
In entrambi i casi i corpi sono stati ritrovati in campagna, il luogo del delitto è stato ripulito e le prove inquinate, c’è stato l’utilizzo dei documenti delle vittime e sottrazione delle risorse economiche: la Lotus Rossa di Baldussi e i soldi prelevati dal conto in banca di Speranza Ponti.
L’avvocato Edoardo Morette, che rappresenta la parte civile per il marito della vittima ha invece chiesto 350mila euro per i danni subiti dal suo assistito, 100mila come provvisionale.
Entrambi i legali hanno sottolineato l’assenza di testimoni a favore di Farci durante tutto il processo, e la varietà di versioni fornite dall’imputato. Erano state sei per l’omicidio della Lotus Rossa. Una quindicina in questo dibattimento.
Tra una settimana le repliche della difesa, la sentenza della corte potrebbe arrivare il 25 ottobre.