Sicilia
25 Maggio 2019 Aggiornato alle 19:35
Cronaca

Scarantino al processo sul presunto depistaggio di via D'Amelio

In aula nel Tribunale di Caltanissetta, nascosto dietro un paravento, il falso pentito di mafia
Credits © Tgr Deposizione Scarantino
Deposizione Scarantino
"Sono colpevole di essere innocente". Vincenzo Scarantino lo ha scandito tre volte nell’aula bunker di Caltanissetta. "Me lo suggerì il mio compagno di cella Vincenzo Pipino quando capì che non c’entravo nulla con la strage". Pipino era un confidente di Arnaldo La Barbera il capo del pool Falcone Borsellino. Sempre Pipino sarebbe stato mandato a spiare Scarantino. Entrambi erano detenuti nel carcere di Venezia. Era l’ottobre del 92 e Scarantino era stato arrestato per la strage di via D'Amelio ma non era ancora diventato il pentito "chiave" dell'eccidio. Un falso pentito secondo la Procura nissena che ha chiesto il ritorno in aula dell’ex picciotto della Guadagna. Scarantino sta deponendo nel processo sul grande depistaggio. “Per anni ho gridato dal carcere la mia innocenza, ma non venivo creduto. Perché non si voleva cercare la verità" ha detto in aula. Capelli brizzolati, maglia chiara, giubbotto nero e molto dimagrito rispetto alle ultime apparizioni, Vincenzo Scarantino, sta rispondendo alle domande del Procuratore aggiunto Gabriele Paci e del pm Stefano Luciani, ripercorrendo la sua 'carriera criminale' fino all'arresto del '92 per la strage di via D'Amelio, la decisione di collaborare e le sue ripetute ritrattazioni. In aula ad ascoltarlo c'è pure Fiammetta Borsellino.
 

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