Sicilia
    18 Giugno 2021 Aggiornato alle 19:15
    Cronaca

    Palermo, tassi fino al 140 per cento, sgominata organizzazione di usurai

    Nell'operazione sequestrati 500mila euro e un ristorante nel quartiere Capo. Arrestati padre, figlio e altre due persone. Tra le vittime anche diversi antiquari e il conduttore radiofonico Marco Baldini
    Credits © Tgr Sicilia

    Sono quattro le persone arrestate dalla Guardia di Finanza per un vasto giro di usura: Salvatore Cillari è in carcere. Ai domiciliari il figlio Gabriele e altre due persone, Matteo Reina e Giovanni Cannatella.
    Tutti sono a vario titolo indagati per associazione a delinquere, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, usura, estorsione e autoriciclaggio. Nei confronti del 61enne Achille CUCCIA è stata invece applicata la misura del divieto di dimora nel territorio del Comune di Palermo.
    Con lo stesso provvedimento il Gip ha disposto il sequestro preventivo di beni nella disponibilità degli indagati per un valore complessivo stimato in circa 500 mila euro.
    Le indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo in un periodo che va dal novembre 2019 al dicembre 2020, con l'ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti, pedinamenti, videoriprese, esami dei flussi finanziari, allo stato delle indagini hanno consentito di delineare una consorteria criminale, che, almeno a partire dal 2016, avrebbe erogato prestiti di denaro con l'applicazione di tassi di interesse anche di tipo usurario nei confronti di una vasta platea di soggetti, orbitanti nell'area palermitana e romana, per un ammontare complessivo pari a circa 150.000 euro.
    Parte dei proventi illeciti sarebbero stati poi autoriciclati dal figlio Gabriele, attivo collaboratore del padre nelle azioni criminali, in un'attività economica nel settore della ristorazione nel pieno della movida palermitana. Gli altri sodali avrebbero operato a vario titolo come intermediari nel meccanismo sotteso alla erogazione dei prestiti di denaro, entrando in contatto con le vittime, proponendo "piani di rientro", nonché veicolando "messaggi" per il rispetto della scadenza delle rate concordate.
    La progressione investigativa curata dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo ha consentito di raccogliere elementi circa il grave stato di bisogno vissuto dai soggetti che hanno chiesto i prestiti di denaro, proseguiti anche nel periodo di lockdown causato dall'emergenza epidemiologica da Covid-19. Gli indagati avevano escogitato un sistema basato sul rilascio di assegni postdatati utilizzati a garanzia dei prestiti erogati, nonché su scambi di denaro in contanti, prive di qualunque tipo di tracciabilità, arrivando ad applicare tassi di interesse che sarebbero fino al 140% annuo, per ottenere i quali gli indagati hanno esercitato anche minacce nei confronti delle vittime.
    Parallelamente, i finanzieri hanno valorizzato in chiave patrimoniale gli elementi acquisiti, attraverso l'esame, il confronto e l'incrocio di informazioni estratte dalle diverse banche dati in uso al Corpo, accertando l'assoluta sproporzione tra i beni nella disponibilità degli indagati e i redditi dichiarati.
    Sulla base di tali accertamenti, il G.I.P. ha emesso un provvedimento ablativo che ha consentito di sottoporre a sequestro: locali destinati a uso commerciale ove svolge la propria attività un noto ristorante nel quartiere "Capo" di Palermo; due immobili; un motoveicolo e conti correnti. 

    Il servizio di Simona Licandro
    Il video della Guardia di Finanza
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