L'impiegato all'invalido 102enne che salvò una famiglia ebrea: "Ripassi tra un anno"

Protagonista della paradossale vicenda Antonio Vaccarella, classe 1921. Il figlio scrive al Presidente Mattarella e qualcosa s'è smossa

L'impiegato all'invalido 102enne che salvò una famiglia ebrea: "Ripassi tra un anno"
tgr
L'ultracentenario Antonio Vaccarella

Ripassi fra un anno. Chissà, l'impiegato dell'Ufficio per l'invalidità civile di Palermo, avrà voluto rivolgere un involontario augurio di lunga vita all'uomo che ad agosto festeggerà ben 103 anni, in attesa della pratica. 

"Dovrà aspettare almeno un anno perché venga esaminata ed evasa", è stata la risposta allo sportello ricevuta dal figlio di Antonio Vaccarella, Giacinto, come riporta il Giornale di Sicilia. 

Era il dicembre 2023, quando si era presentato negli uffici di via Mariano Stabile per sottoporre l'istanza per il riconoscimento dei benefici previsti dalla legge 104. Di norma dovrebbe essere evasa in quattro mesi, ma il tempo può diventare una insidiosa variabile, anche per l'ultracentenario che 25 anni fa si vide riconosciuta un'invalidità civile totale, ricevendo l'indennità di accompagnamento. Meritevole, tra l'altro, il 27 gennaio del 2023, di una targa con il suo nome nel Giardino dei Giusti, perché nel 1943, durante il servizio militare svolto a Roma, aveva rischiato la vita per salvare una famiglia di ebrei. 

"Papà oggi non cammina più - afferma Giacinto Vaccarella - ha bisogno di trattamenti fisioterapici, che gli spetterebbero gratuitamente, forniti dal servizio sanitario nazionale. Come si fa a dire ad una persona di 102 anni che dovrà attendere ancora un anno? Dov'è lo Stato?". Ha scritto così una lettera indirizzata al presidente della Repubblica e qualcosa è accaduto, poiché l'anziano papà dovrebbe presentarsi tra un paio di mesi.