Sicilia
23 Aprile 2019 Aggiornato alle 19:34

Lampedusa, in cella ad Agrigento il pescatore tunisino che salva i migranti

Insieme al suo equipaggio Chameseddine Bourassine è accusato di favoreggiamento dell'immigrazione illegale. La Tunisia chiede il rilascio dei sei arrestati. L'appello per la liberazione del figlio di uno dei pescatori e del fratello di Bourassine
di Raffaella Cosentino

Per la Tunisia Chameseddine Bourassine è il pescatore che salva i migranti. Protagonista anche del film documentario "Strange Fish" di Giulia Bertoluzzi. Dal 29 agosto Chameseddine e il suo equipaggio sono nel carcere di Agrigento, perchè filmati mentre trainavano un barchino con 14 migranti fino a 24 miglia da Lampedusa. Il peschereccio è stato sequestrato e rischiano molti anni di carcere per favoreggiamento aggravato dell'immigrazione illegale. Da Palermo alcuni parenti giunti da Parigi lanciano un appello per la loro liberazione. 

Ramzi Lihiba, figlio di uno dei pescatori arrestati: "Mio padre è scioccato perchè è la prima volta che ha guai con la giustizia. Mi ha detto che hanno incontrato una barca in pericolo e hanno fatto solo il loro dovere. Non è la prima volta. Chameseddine ha fatto centinaia di salvataggi, portando la gente verso la costa più vicina. Prima ha chiamato la guardia costiera di Lampedusa e di Malta senza avere risposta". 

Mohamed Bourassine, fratello di Chameseddine: "Chameseddine l'ha detto anche alla guardia costiera italiana, se trovassi altre persone in pericolo in mare, lo rifarei". 
La Tunisia ha chiesto il rilascio dei sei pescatori di Zarzis. Sit in per loro davanti alle ambasciate italiane di Tunisi e Parigi. Da anni i pescatori delle due sponde soccorrono migranti con molti rischi. Ramzi Lihiba: "Anche io ho fatto la traversata nel 2008 e sono stato salvato dai pescatori italiani, altrimenti non sarei qui oggi". 

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