Sicilia
    11 Agosto 2020 Aggiornato alle 17:02
    Cronaca

    Depistaggio delle indagini su via D'Amelio: indagati due magistrati

    La Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati due dei giudici che seguirono le prime indagini sulla strage del 1992, alla procura di Caltanissetta. Avrebbero commesso gravi omissioni nel condurre l'inchiesta
    di Agnese Licata - montaggio: Pino D'Angelo

    Non solo alcuni poliziotti e il falso pentito Vincenzo Scarantino, anche i magistrati che indagarono sulla strage di via d'Amelio avrebbero le loro responsabilità nell'inchiesta che poi, alla fine del processo, portò alla condanna di otto innocenti per la morte del giudice Paolo Borsellino e di cinque agenti della sua scorta.
     
    C'è un nuovo, ennesimo, colpo di scena in tutta la vicenda che riguarda il depistaggio di quella strage, avvenuta ormai 27 anni fa. La Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati alcuni di quei magistrati allora in servizio alla procura di Caltanissetta. Si tratterebbe di Carmelo Petralia, oggi aggiunto alla procura di Catania ed Annamaria Palma, avvocato generale di Palermo. Il procuratore durante quelle indagini era Giovanni Tinebra, deceduto alcuni anni fa.
     
    L'accusa è di calunnia aggravata dall'aver favorito Cosa nostra. La stessa che stanno affrontando, nel processo in corso a Caltanissetta proprio sul depistaggio, i tre poliziotti del pool che indagò sulla strage: Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. Avrebbero indotto e costretto Scarantino a dichiarare il falso accusando persone innocenti.
     
    Il fascicolo è stato passato alla procura di Messina perché è il foro competente per i magistrati in servizio a Catania (è il caso di Petralia). Le motivazioni della sua apertura si ritrovano già nella sentenza del processo Borsellino quater in cui si denunciavano gravi omissioni nel coordinamento dell'indagine sulla strage di via d'Amelio.
     
    La notifica è arrivata non solo ai magistrati indagati ma anche alle parti offese, cioè Gaetano Murana, Giuseppe La Mattina e Cosimo Vernengo, ingiustamente accusati nei primi processi. Oltre a Gaetano Scotto, Giuseppe Urso, Natale Gambino. Anche loro in carcere da innocenti.
    Queste notifiche di garanzia si sono rese necessarie perché la Procura deve portare avanti degli accertamenti irripetibili su 19 audiocassette contenenti le registrazioni di alcuni interrogatori. Potrebbero essere danneggiate dall'ascolto, da qui l'esigenza che all'esame partecipino i legali delle persone coinvolte
     
     
    
    					

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