Sicilia
    21 Settembre 2019 Aggiornato alle 18:58
    Cronaca

    Migranti: 163 naufraghi in attesta di un porto. Dissequestrata Mare Jonio

    Il governo nazionale vieta a Open Arms e Alan Kurdi l'ingresso nelle acque territoriali di Lampedusa.
    di Agnese Licata - montaggio: Daniele Marchese

    Mentre a Roma, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen apre all'ipotesi di nuovo patto interno all'Unione sul tema immigrazione, nelle acque del Mediterraneo ci sono due navi che aspettano l'indicazione di un porto sicuro - la Open Arms e la Alan Kurdi. Una giornata che era cominciata con i tre sbarchi autonomi a Lampedusa e Siculiana, per un totale di circa 60 migranti, andata avanti con il dissequestro della mare Jonio, l'imbarcazione della ong italiana Mediterranea, che si trova nel porto di Licata dal 13 maggio, sotto sequestro dopo un soccorso , lo sbarco a Lampedusa e l'inchiesta per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La ong fa sapere di voler tornare in mare al più presto possibile. 

    Resta la linea dura del governo sulle due navi che aspettano l'indicazione di un porto sicuro: la Open Arms che, dopo due salvataggi a largo delle coste libiche, trasporta 123 migranti. "Sulle nostre teste una multa di 50.000 euro se entriamo in acque italiane - scrive su twitter la ong - cifra che si somma a quella minacciata dalla Spagna." 

    E poi c'è la Alan Kurdi che nel pomeriggio lancia un appello attraverso la capo missione Barbara Held, ribadendo che il porto più vicino e sicuro sarebbe Lampedusa. Il no dell'Italia ha però spinto l'equipaggio a dirigersi verso Malta. "In LIbia ha subito una ferita di arma da fuoco, dovremmo riportalo lì?" denuncia il portavoce della Ong mostrando la foto di uno dei bambini a bordo. 

    Intanto, tra agrigentino e ragusano, guardia di finanza e polizia hanno arrestato 6 presunti scafisti. Da ognuna delle persone trasportate sui gommoni avrebbero intascato 1.300 euro.
    
    					

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