Sicilia
    30 Maggio 2020 Aggiornato alle 11:27
    Cronaca

    Violenza contro le donne: la difficoltà di chiedere aiuto

    In questo periodo di isolamento legato al coronavirus, diventa più complesso per le vittime di violenza anche solo fare una telefonata
    di Agnese Licata - montaggio: Gerlando Tabone

    I dati nazionali raccolti dalla Polizia di Stato dicono che nell'82% dei casi, chi fa violenza contro le donne ha le chiavi di casa. Un dato confermato, se ce ne fosse bisogno, dall'ultimo femminicidio, avvenuto a Furci Siculo, costato la vita a Lorena Quaranta, per mano del suo compagno. 

    Il confinamento legato all'emergenza coronavirus sta avendo conseguenze già tangibili, spiega Maria Grazia Patronaggio, presidente del centro antiviolenza "Le onde" di Palermo: "Le telefonate di donne che chiedono aiuto sono diminuite, di molto, almeno della metà", racconta. E questo perché, condividendo 24 ore su 24, gli spazi domestici, diventa difficile anche solo fare una telefonata.  

    Un altro problema, affrontato anche dagli stessi centri antiviolenza, è il fatto che i servizi pubblici sociali e di assistenza sia necessariamente stati ridotti. Questo rende complesso anche intervenire. Il centro "Le onde" in queste settimane si è riorganizzato, per fornire assistenza telefonica da casa e gestire gli interventi. 

    "Il consiglio è uno: se una donna sente di essere in pericolo di vita, l'unica cosa da fare e chiamare il numero unico d'emergenza, il 112", spiega Patronaggio e aggiunge: "se invece assiste a un aumento degli episodi di violenza, può chiamarci, anche per pochi minuti, per avviare un percorso". 

    Il loro numero è 091 327973. Accanto c'è anche il numero nazionale antiviolenza e stalking, il 1522, attivo 24 ore su 24. 
    
    					

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