Sicilia
    05 Luglio 2020 Aggiornato alle 22:35
    Cronaca

    Contagiata da una trasfusione di sangue infetto: risarcimento milionario

    Il caso di una donna agrigentina morta di tumore al fegato dopo essere stata contagiata con il virus di epatite è arrivato in Corte d'Appello. Incrementato il risarcimento riconosciuto in primo grado
    di Agnese Licata - montaggio: Maurizio Di Chiara

     Pochi giorni fa, la Corte d'Appello di Palermo ha accolto la richiesta dei familiari di una donna agrigentina morta nel 2009 per le conseguenze di una trasfusione infetta. Il risarcimento - già riconosciuto in primo grado - è stato incrementato, arrivando a superare il milione di euro. Ma la strada è ancora molto lunga, spiega Angelo Farruggia, l'avvocato che segue la famiglia. Non solo perché il ministero della Salute potrebbe ricorrere in Cassazione, ma perché anche di fronte a sentenza definitiva, sarà necessaria un ricorso al Tar per ottenere il risarcimento. 

    Il contagio da virus dell'epatite C era avvento nel lontano 1980 durante il ricovero in un ospedale di Roma. Poi, una lunga malattia: la cirrosi epatica  e un cancro al fegato che non le ha lasciato scampo a soli 50 anni. Il marito e i figli allora adolescenti hanno deciso di fare causa al ministero della Salute. 

    Dal '92 lo stato ha riconosciuto un diritto all'indennizzo ai contagiati ma la maggior parte ne è rimasta esclusa.

    Sono passati ormai 30 anni da quando con un decreto, il ministero della Salute pose fine a quello che è noto come "Scandalo del sangue infetto", obbligando i centri trasfusionali a testare il sangue anche per epatite e Hiv. Eppure, ancora oggi, tantissimi familiari sono alle prese con processi infiniti.
    
    					

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