Sicilia
    10 Agosto 2020 Aggiornato alle 17:08
    Cronaca

    Sgominata a Palermo azienda del crimine. Faceva affari con l'ok della mafia

    Rapine, estorsioni, armi e droga con il consenso dei boss. 24 arresti tra Palermo, Emilia e Puglia. Furti alla stele di Capaci
    di Elena Sorci, montaggio: Mariano Zuccaro

    24 persone fermate, 37 indagate a piede libero. L'inchiesta dei Carabinieri del comando Provinciale di Palermo, partita poco più di tre anni fa a seguito di un furto in una rivendita di materiale edile a Lascari, ha come epicentro i quartieri palermitani Cep, Cruillas, Borgonuovo, San Giovanni Apostolo e Zen2.

    La base di due distinti gruppi criminali che avrebbero agito in maniera parallela a Cosa Nostra. Anzi col benestare dei capi clan mafiosi. Che avrebbero pure messo la pezza ogni qualvolta che venivano consumati, inconsapevolmente, furti ai danni di soggetti appartenenti ad altri mandamenti o di persone a loro vicine, come nel caso della Edil Ponteggi di Bagheria del figlio del boss Pino Scaduto.

    I reati contestati sono numerosi: dalle estorsioni allo spaccio di stupefacenti, dalle rapine alle lesioni, dalle ricettazioni alla detenzione illegale di armi. Personaggio di spicco fra i destinatari delle ordinanze, due delle quali notificate in Emilia Romagna e Puglia, Andrea Cintura, che dal carcere guidava una delle due organizzazioni, con la complicità del figlio Domenico. 

    Fra i molti episodi accertati, dicono gli investigatori, c'è anche un furto di materiale edile compiuto nel maggio del 2017 nel cantiere per la realizzazione del Giardino della Memoria di Capaci. Determinanti, per l'esito dell'inchiesta, sono state numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali. Le indagini hanno anche rivelato che i Cintura di Cruillas, storicamente specializzati in furti e rapine, imponevano una percentuale a chi volesse aprire banchi nei mercatini o qualsiasi attività commerciale, e il pizzo ad alcuni commercianti sotto forma di contributo per le feste di quartiere.
    
    					

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