Trento
22 Luglio 2019 Aggiornato alle 21:53
Politica & Istituzioni

Sabato e domenica una cerimonia commemorativa organizzata dagli Schuetzen

Le drammatica vicenda dei soldati trentini internati ad Isernia

Furono oltre un migliaio. Alla fine della Prima Guerra Mondiale furono dichiarati prigionieri dall'esercito italiano
Credits © Tgr Trento (Baldi) Un gruppo di Landesschuetzen
Un gruppo di Landesschuetzen
E' una delle pagine meno conosciute della storia del Trentino. Una pagina che racconta dolore e sofferenza e che solo negli ultimi anni è stata riportata all'attenzione degli storici.
 
E' quella che riguarda più di un migliaio di combattenti austroungarici trentini e triestini che, a guerra finita e già ritornati nei loro paesi, furono dichiarati prigionieri di guerra dall'esercito italiano e per questo trasferiti e rinchiusi nei campi di internamento ad Isernia, in Molise.

Di questa triste pagina di storia rimangono solo i diari dei soldati trentini poiché molte testimonianze di quel tempo furono cancellate dal bombardamento alleato su Isernia il 10 settembre del 1943, che causò ben quattromila vittime e distrusse la città.

Oggi, a distanza di oltre un secolo, la Federazione degli Schuetzen del Welschtirol ha organizzato per sabato 6 e domenica 7 aprile un viaggio della memoria al quale hanno dato la loro adesione una quindicina di Comuni ed enti locali della Valsugana e Primiero, oltre alla Provincia autonoma, il Museo storico di Trento, la presidenza della Regione e i Comuni di Trento e Rovereto.

Il clou della manifestazione sarà domenica con una sfilata per le vie del centro di Isernia, la deposizione di corone, e la posa di una targa a ricordo della tragica vicenda e dell'umana solidarietà solidarietà del popolo di Isernia nei confronti dei prigionieri trentini.  

"Che questo evento - scrive il comandante provinciale degli Schuetzen del Trentino Enzo Cestari - possa anche essere l'occasione di un incontro fra il Trentino e la città d'Isernia, che per motivi diversi sono state coinvolte nella stessa tragedia. Rimettendo al centro la parola "pace" per far sì che tali eventi non debbano succedere mai più".

Guarda il servizio delle celebrazioni: "Quei mille trentini confinati ad Isernia 100 anni fa" 
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