Trento
02 Luglio 2020 Aggiornato alle 16:43
Ambiente

Verso l'abbattimento

"Non uccidete l'orso del monte Peller". Gli animalisti contro l'ordinanza

Provare misure non cruente e indagare sulle cause dell'aggressione. Ecco le richieste degli animalisti, che minacciano già il ricorso contro l'ordinanza di abbattimento (che ancora non c'è)
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L'ordinanza provinciale di abbattimento non è stata ancora emanata, ma in difesa dell'orso protagonista del recente ferimento di due cacciatori sul monte Peller si levano le voci degli animalisti. Per la Lega anti vivisezione è ancora da capire quale sia stata l'esatta dinamica dell'incidente: se si trattasse o meno di una mamma orsa in difesa dei propri cuccioli, o di un orso solitario. "Ciò pare non interessare Fugatti, che si dichiara pronto a firmare un'ordinanza di uccisione, una vera esecuzione", scrive in una nota la Lav. "Siamo comunque pronti a fare il possibile per opporci ad una nuova ingiustizia e per tutelare come sempre, anche nelle aule dei tribunali, il diritto a vivere liberi, nei loro boschi, di questi splendidi animali", ha detto Simone Stefani, vicepresidente nazionale della Lav.
Anche l'Organizzazione internazionale per la protezione  degli animali è pronta alle carte bollate: "L'Oipa Italia presenterà il ricorso al Tar poiché l'abbattimento di un orso può avvenire, per legge, solo in caso di comprovata pericolosità nei confronti dell'uomo e quando si sia verificata l'inefficacia di misure alternative incruente."
 Il WWF Italia scrive: "molto dispiaciuti per l'accaduto, ma l'ordinanza di abbattimento è fuori luogo. La coesistenza con le specie selvatiche si costruisce giorno per giorno attraverso  prevenzione e rispetto delle regole".
Il presidente della provincia va avanti per la sua strada, ma intanto dialoga con il ministero. 
Secondo il piano di gestione dell'orso bruno, l'aggressione all'uomo è in cima alla scala dei gradi di pericolosità. Per questo, ha spiegato Fugatti, l'orso va abbattuto. Un provvedimento preceduto dal confronto con il ministero dell'ambiente. Ma sul tavolo a Roma c'è anche la discussione sull'intero piano di reintroduzione dell'orso in trentino che dal 1997 ha portato a contare oggi un centinaio di esemplari, cuccioli compresi, ma nessuno dotato di radiocollare.
L'individuo del monte Peller - contro cui è stata emessa l'ordinanza - resta dunque senza identità, nell'attesa dell'analisi delle tracce lasciate sugli indumenti delle persone aggredite, ora allo studio della Fondazione Mach. 

					

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