Trento
16 Gennaio 2021 Aggiornato alle 13:53
Economia & Lavoro

I ristoratori ribelli: "Il 15 gennaio riapriamo". Le associazioni frenano

Il tam tam dei ristoratori ribelli sui social: "Basta, noi il 15 gennaio riapriamo nonostante i divieti". L'iniziativa #ioapro' avrebbe raccolto adesioni anche in Trentino. Confcommercio prende le distanze dalla protesta
Credits © tgrTrento La protesta di baristi e ristoratori di lunedì 11 gennaio
La protesta di baristi e ristoratori di lunedì 11 gennaio
L'iniziativa di riaprire i ristoranti a partire da venerdì 15 gennaio nonostante i divieti del governo sta raccogliendo migliaia di adesioni in tutta Italia. Una forma di protesta, una risposta - dicono i ristoratori - ad una situazione non più sostenibile. La definiscono "disobbedienza gentile". I locali rimarrebbero aperti fino alle 22, scontrino e cassa entro le 21.45, obbligo di indossare la mascherina e vuota la metà dei tavoli. 

Le associazioni di categoria pur condividendo i timori e la rabbia dopo 160 giorni di lockdown, frenano la protesta, chiedono di rispettate le norme e auspicano un confronto istituzionale.
Nella nota diffusa in giornata si legge:

"Le Associazioni di categoria, Associazione Ristoratori e Pubblici Esercizi di Confcommercio, e Fiepet Confesercenti manifestano la propria contrarietà all’iniziativa promossa da alcuni ristoratori che, in violazione delle norme attualmente in vigore, prevede l’apertura dei locali nelle fasce orarie non consentite.
 Come Associazioni di categoria invitiamo i nostri associati ad astenersi da qualsiasi comportamento contrario alla legge. Siamo profondamente convinti che qualsiasi forma di protesta, anche nei confronti di provvedimenti ritenuti ingiusti, vada perseguita in modo legittimo e ricondotta alle regole civili proprie di una società moderna. Se da un lato è più che comprensibile lo stato di profondo disagio e perfino di rabbia degli imprenditori, non possiamo esporre le aziende e perfino i clienti al rischio di sanzioni per un’azione che non può che essere simbolica. La condotta in esame, infatti, va disincentivata anche in relazione alle potenziali ricadute sanzionatorie.
Senza pretesa di completezza si ricordano, in tale sede, alcune delle possibili conseguenze che potrebbero avere i trasgressori. L’Art. 3 del DL Ponte replica, in sostanza, la struttura sanzionatoria dei precedenti Dpcm. Ne deriva che le violazioni delle misure restrittive imposte potranno essere punite:
● con una sanzione amministrativa da 400 a 1.000 euro, suscettibile di essere applicata sia agli esercenti che ai consumatori;
● per quanto riguarda le categorie rappresentate, con la sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni;
● eventuale configurazione a carico dei trasgressori di gravi ipotesi di reato, come i delitti colposi contro la salute pubblica di cui all’art. 452 c.p.
 Il nostro ruolo come Associazioni di categoria è quello di tutelare gli interessi del settore e dei nostri associati. Da qui l’impegno a lavorare per il nostro comparto. Continueremo a cercare soluzioni, a chiedere ristori a fondo perduto, moratorie e dilazioni sulle imposte, anche quelle legate alle utenze, e un efficace accesso al credito che non venga condizionato dalla burocrazia. Continueremo a pressare il Governo affinché abbandoni il balletto dell’incertezza che logora oltremodo le imprese e ponga in essere misure coerenti, strutturali e di ampio respiro.
Rinnoviamo pertanto l’invito a tutti i nostri associati di perseguire forme di protesta in maniera civile, legittima ed educata.
Alla luce di ciò invitiamo tutti gli associati che vogliono manifestare il proprio disappunto e malessere  a chiudere il locale al pubblico venerdì 15 gennaio chiudendo il locale al pubblico ma mantenendo le luci accese e le serrande del proprio locale alzate a partire dalle 18.00 e fino alle 22.00, esponendo sulla porta d’ingresso il Cartello #BASTA!
 
 
 

					

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