Claudio Cia si autosospende da Fratelli d'Italia e nel partito è bagarre

Cia entrerà nel gruppo misto in Consiglio provinciale. Urzì lo attacca ma in difesa di Cia arriva la deputata di Fratelli d'Italia Ambrosi

Cia si autosospende da Fratelli d'Italia

Claudio Cia si è autosospeso da Fratelli d'Italia e ha rimesso le sue deleghe da assessore nelle mani del presidente Fugatti.

Ecco il comunicato stampa con cui Cia ha annunciato la sua decisione:

Ho appreso ieri dagli organi di stampa, di comportamenti da parte di “esponenti politici” di FdI, che non esito a definire riprovevoli e che non mi appartengono, come uomo prima ancora che come politico ed esponente delle Istituzioni pubbliche. Personalmente infatti, nel corso della mia non propriamente breve carriera politica, ho sempre anteposto gli interessi della Comunità Trentina a quelli personali, alle indennità, ai cda e alle poltrone.

Quando mi sono trovato in disaccordo con le scelte prese, mi sono sempre comportato con coerenza e umiltà, anche dimettendomi dagli incarichi come quando, da Assessore regionale, ho lasciato la mia “poltrona” rinunciando contemporaneamente alla corrispondente indennità, per portare per primo in Consiglio Provinciale a Trento, il partito del Presidente Meloni.

È stato un onore, così come fare oltre 300 gazebo con il suo nome in Trentino. Un impegno che mi è stato riconosciuto dagli elettori i quali, pur senza proclami, foto o sostegno specifico sulla stampa, mi hanno premiato in termini di preferenze risultando secondo nella lista di Fdi, e per cui ringrazio tutti i Trentini. Quegli stessi Trentini che non meritano lo spettacolo cui hanno assistito in questi giorni, fatto di prepotenze, dichiarazioni sguaiate, bullismo verbale e atteggiamenti che, per fortuna, non appartengono nè alla cultura trentina nè a quella dell’Autonomia.

Gli insulti ignominiosi, di cui ho appreso dalla stampa, e di cui mi sarei aspettato almeno, se non un evidentemente impossibile smentita, almeno delle scuse, hanno avuto l’effetto di rendere a questo punto improcrastinabile una decisione che stavo ormai maturando da tempo.
Con effetto immediato da oggi quindi, e sino alla permanenza in Trentino, come commissario del partito dell’”onorevole” Urzí, mi autosospendo dal partito, da ogni carica nello stesso e dal gruppo consiliare.

Rimetto conseguentemente nelle mani del Presidente Fugatti le deleghe che mi ha affidato, ringraziandolo per la stima e la fiducia nei miei confronti. Stima e fiducia non imposta da alcun contratto, ma che deriva unicamente dalla stima reciproca. Mi scuso al contempo con i cittadini trentini se non ho potuto svolgere adeguatamente il mio incarico, per rispettare nelle scorse settimane le direttive del partito. Incarico alla cui indennità relativa ho peraltro rinunciato sin dal primo giorno. A questo proposito ritengo infatti imprescindibile la natura sociale dell’impegno politico il quale, a mio avviso, non deve rappresentare una soluzione ai fallimenti personali o una comoda alternativa rispetto allo svolgere una qualunque professione, ma rappresentare, invece, secondo il più nobile spirito della “polis”, un impegno volto ai fini della crescita sociale e non del proprio conto corrente.

La risposta di Urzì

Dopo la conferenza stampa di Cia il commissario Urzì ha inviato una nota in cui attacca il consigliere provinciale

 È abbastanza disarmante la presa di posizione del consigliere Cia che dopo essere rimasto aggrappato per lunghi giorni ad una carica assessorile non concordata con il partito di appartenenza (fatto di per sè gravissimo) ora dichiara di sospendersi dal partito e dal gruppo consiliare provinciale.
Che non ci fosse confidenza con le regole del partito che gli ha permesso di essere eletto per ulteriori cinque anni era chiaro ma va precisato che non esiste l’istituto dell’auto sospensione da partito e gruppi consiliari.
Non si capisce quindi bene a che cosa il consigliere Cia faccia riferimento.
La mancanza di chiarezza verso il proprio partito è un dato che non può essere sottaciuto perché incide anche sul rispetto degli elettori che non sono proprietà esclusiva di nessun candidato o eletto.
Il consigliere verrà invitato quindi a chiarire la propria posizione che continua a creare un evidente imbarazzo al partito essendosi collocato su una linea totalmente autoreferenziale non avendo rispettato nessuna disposizione interna in tutti questi ultimi giorni e che ha assunto la disarmante difesa ad oltranza del proprio assessorato non tenendo conto degli accordi elettorali assunti prima del voto ed a cui anche Cia si era impegnato. Se non gli andavano poteva non candidarsi.
Riguardo gli imbarazzi buonisti e ammantati di mielosità del consigliere si vogliono richiamare alla memoria le ripetute prese di posizione con cui il consigliere la scorsa legislatura era intervenuto scompostamente più volte su svariati temi creando più di un incidente diplomatico in maggioranza, comprese le posizioni da cui dovemmo prendere le distanze come quando dichiarò che si confondeva “l’esercizio della gestione della cosa pubblica (riferendosi a decisioni della Provincia, ndr) in Cosa nostra”. Posizioni radicali e imbarazzanti politicamente per l’intero partito poi riviste dallo stesso Cia sino alla nomina non concordata con il partito ad assessore.
Atteggiamenti e correlazioni fra autonomia e terra di mafia sino nelle istituzioni trentine, quelle di Cia, che hanno ferito gravemente la cittadinanza trentina dedita al lavoro ed al sacrificio e che non merita di essere messa in relazione con un diffuso clima di omertà a carattere mafioso.
La coerenza sempre più disordinata di Cia, con posizioni nelle ultime settimane assunte per soli benefici personali connessi ad una carica di assessore, saranno valutate in termini di compatibilità con il codice etico del partito a cui si impegnano tutti gli iscritti ed i candidati.
Alessandro Urzì commissario provinciale Fratelli D’Italia Trentino

L'attacco di Ambrosi

A prendere le difese di Cia, e ad attaccare duramente Urzì, però, è intervenuta la deputata di Fratelli d'Italia Alessia Ambrosi

Dopo il bellissimo trionfo che aveva portato alle elezioni politiche solo un anno fa Fratelli d'Italia al 25 per cento e ad essere primo partito in Trentino, tutti eravamo felici. Ma la gestione successiva da parte del Commissario Alessandro Urzi si è rivelata un film dell’orrore. Mentre in tutta Italia Fdi vince e convince forte delle nostre formidabili buone ragioni, Urzì alle provinciali trentine - unico esempio negativo in tutta la Nazione - ci ha portati a perdere oltre la metà dei voti rispetto alle politiche. Una battuta d’arresto così grave da farci nuovamente tornare sotto la Lega, una cocente umiliazione per la nostra comunità. Non solo: nella nuova giunta provinciale avremo purtroppo un peso scarsissimo. L'assessorato di Gerosa - cui rinnovo i miei auguri e sono certa che per quanto possibile si farà valere - è di per sé importante. Ma abbiamo perso le altrettanto importanti deleghe di Claudio Cia, deleghe che adesso per ironia della sorte andranno alla Lega: incredibile! Di oggi infine la notizia dell’annunciato e  probabile addio di Cia al partito.

Rivolgo per il supremo bene dell’unità del partito anzitutto un accorato appello a Cia affinché cambi idea e resti in Fratelli d'Italia. Mi rendo conto della situazione anche psicologica che vive, conosco la sua serietà, la sua abnegazione, e non dimentico che è stato proprio grazie a lui che il simbolo di Fratelli d'Italia è approdato in Consiglio provinciale a Trento quando in pochi, pochissimi ci credevano.

Cia ha moltissime ragioni per essere deluso, è stato trattato dal Commissario Urzì in maniera sia politicamente sia umanamente ignobile, senza riguardo alcuno, con modalità politicamente intimidatorie, come testimonia nei giorni scorsi la sua vergognosa espulsione dalla chat dei consiglieri. Un modo di far politica lontano mille miglia dall'educazione e dal rispetto per le persone. Non compatibile con il suo ruolo e con minimi principi di etica politica. Lo dico come militante, come dirigente, come parlamentare, come persona e come donna.

Il Commissario Urzì, tra continue incontinenze verbali, ha bloccato praticamente tutte le chat del partito trentino, chat che sono di fatto l'unico reale e luogo di confronto per tanti iscritti, membri e dirigenti dei Circoli, unico luogo dove sia possibile internamente esprimere e condividere un punto di vista. Considero questo atteggiamento un atto di violenza politica inaudita contro la nostra stessa gente, che non andrebbe imbavagliata ma ascoltata e valorizzata. Chiedo perciò che prioritariamente vengano ripristinate le minime condizioni di agibilità politica e di educazione oltre che di rispetto per la base del nostro partito. Fa solo male alla nostra comunità un Commissario che ha distrutto tutto lacerando anche tantissimi rapporti umani. 

All'inizio della trattativa si riteneva che un solo assessorato con la Vicepresidenza sarebbe stato del tutto insufficiente, perché alla fine il peso che conta è quello delle deleghe. Adesso, con la fine disastrosa della trattativa il Commissario tenta goffamente di spacciare questo stesso risultato come una vittoria, ma ormai lo hanno capito tutti che si tratta di meno di una vittoria di Pirro. Tra la base il malcontento è fortissimo, molti sono tentati di strappare la tessera e andare via. Invito tutti invece a rimanere nel partito e a credere fino in fondo nella possibilità di un reale cambiamento. Chi deve andare politicamente via dal Trentino è il Commissario Urzi, il prima possibile.  Se è riuscito  a combinare tutto questo disastro in un anno, figuriamoci due".

La replica di Urzì

Alla dura nota di Ambrosi il commissario Urzì ha risposto così:

In relazione alle gravissime dichiarazioni dell’On. Ambrosi si precisa, cosa non nota probabilmente a lei ed a chi in queste settimane ha assunto una posizione di aperto contrasto con FdI, che il commissario ha interpretato sempre e solo in questi mesi la linea ufficiale del partito, come concordata passo per passo.
Di conseguenza si prende atto che l’On. Ambrosi si stia collocando fuori dalla linea ufficiale del partito con una arroganza che rasenta l’irresponsabilità e che sarà valutata nelle sedi interne al partito a livello nazionale e locale (precisando che per l’intera campagna elettorale la signora Ambrosi non ha mai partecipato, se non in una occasione, agli incontri organizzativi e si è resa latitante in occasione di tutte le visite di ministri e sottosegretari esclusa una).
La stessa è già destinataria di due provvedimenti al collegio di garanzia (probiviri) per atteggiamenti contrari all’interesse del partito che saranno esaminati presto nelle sedi competenti.