Trento
07 Dicembre 2019 Aggiornato alle 08:06
Società

Bosnia, viaggio nel paese fantasma di Brisevo

Volontari di Mori, con una delegazione del comune e dell'Osservatorio Balcani e Caucaso, nel villaggio che 27 anni fa fu teatro di un terribile eccidio
di Elisa Dossi

"Le case erano di là", raccontano i pochi superstiti. Rimane solo una chiesa a Brisevo, non lontano da Prijedor, in Bosnia Erzegovina. E un paio di edifici dove i superstiti e i famigliari delle vittime, dall'estero, si recano il 24 e 25 luglio, per ricordare i loro cari nell'anniversario dei massacri ordinati dalle autorità serbe nel 1992.
Spariti, oggi, i 400 abitanti. 

Le vittime furono una settantina, oltre agli uomini deportati nei campi di concentramento e alle donne stuprate. "Nell'immediato, portammo tutti i morti davanti alle loro case" ricorda Ivo Atlija, uno dei pochi sopravvissuti.

E' stata qualche anno un'intervista a lui, realizzata dall'Osservatorio Balcani e Caucaso, a dare il via all'interessamento del comune di Mori e del Gruppo Bosnia Mori. Che quest'anno, insieme all'Osservatorio, si è recato a Brisevo, per la commemorazione.

All'appello in Bosnia, da dopo la guerra, mancano ancora 7200 persone. Molte sono nelle fosse comuni. Diverse le tragedie mai raccontate, come quella di Brisevo. La ricorda il paesaggio: la casa di un serbo bosniaco, distrutta dai soldati perché aveva sposato una croata bosniaca. La stele di un uomo ucciso davanti alla casa in macerie. Le lapidi delle vittime, vandalizzate solo lo scorso maggio.

Nei villaggi vicini, i volontari del gruppo Bosnia Mori pagano l'abbonamento del pullmino ai bambini, perché possano andare a scuola. Hanno fornito due motocoltivatori agli anziani, per aiutare un'agricoltura povera e al limite della sussistenza, ma che resta la principale fonte di sostentamento per chi vive qui. 

   

					

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