Trento
12 Dicembre 2019 Aggiornato alle 19:39
Salute

Bellezza e malattia: laboratori di trucco per le pazienti di oncologia

Recuperare l'attenzione per il proprio aspetto aiuta le pazienti oncologiche a ritrovare la normalità che la malattia ha sottratto loro. 150 le donne che hanno partecipato ai laboratori Anvolt

Pennellini, ciprie e ombretti, chiacchiere fra donne. In una parola normalità. Quella di cui hanno bisogno le donne malate di cancro e che passa anche dalla cura della propria bellezza. Per questo Anvolt di Trento propone alle pazienti oncologiche laboratori di trucco con estetiste volontarie, la responsabile Elisa Zeni:

In sei anni abbiamo fatto circa 60 laboratori coinvolgendo 150 persone. Sono tutte donne di qualsiasi età da giovanissime fino a una certa età. Donne che si truccavano e donne che non si sono mai truccate. L'importante è essere presenti e stare in compagnia.

Gli effetti che la malattia ha sul corpo possono avere un impatto devastante anche sulla psiche, racconta Micaela:

All'inizio devo dire la verità mi è caduto il mondo addosso. Quel giorno me lo ricordo ancora, quando sono andata dalla parrucchiera e la mia chioma di capelli lunghi biondi con le meches, ha preso in mano il rasoio e me li ha tagliati. Però dentro di me mi sono guardata e mi sono detta: sono bella anche con i capelli cortissimi. E il giorno dopo purtroppo ho iniziato a perderli.

"La forza del sorriso", questo il nome del progetto dei laboratori di bellezza nato in America, gira l'Italia grazie ai kit trucco offerti dall'Associazione Nazionale delle Imprese Cosmetiche. La referente nazionale del progetto, Anna Segatti ha vissuto la malattia in prima persona: 

Ormai è una malattia cronica per me, però questo dimostra che alla malattia si può non solo sopravvivere ma anche convivere purchè ci si senta bene con se stessi, si continui ad avere un atteggiamento positivo e voler bene alla vita. Con questo progetto ho anche capito quale effetto possono avere sulla mente i laboratori. Sicuramente l'aspetto psicologico è determinante. Non voglio dire che si possa curare la malattia. ma certo la si può controllare meglio.

Elisa Zeni ricorda la reazione di una delle partecipanti al laboratorio iniziale, sei anni fa:

Mi ricordo una donna di 30 anni che alla fine, quando si è trasformata, si è guardata nello specchio e ha detto: che bello non sembro nemmeno malata.

Sensazioni confermate dall'esperienza di Micaela:

Mi alzavo dal letto, mi alzavo e vedevo questo specchio. Mi guardavo e dicevo: però, sono bella. Ogni donna in questo momento deve dire sono bella, e sentirsi soprattutto bene dentro.


					

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