Trento
    22 Ottobre 2020 Aggiornato alle 17:04
    Cronaca

    Porfido, viaggio nelle cave dell'inchiesta

    Siamo stati a Lona Lases, il paese tra Trento e la valle di Cembra, cuore dell'indagine che ha portato in carcere affiliati all' 'Ndrangheta
    di di Silvano Ploner

    Intimidazioni minacce affari poco trasparenti, una situazione che nel mondo del porfido cembrano trova la sua genesi negli anni 80: "metodi mafiosi" usati come reazione ad un aumento del costo concessioni voluto dall'allora sindaco Vigilio Valentini. 

    Da allora, una sequenza di episodi. A partire la frana di Slavinac, negli anni 90, nella cava della Trento porfidi che era partecipata dal siciliano Nicolò Valenti. 

    E ancora, l'ingresso in molte società e nelle amministrazioni dei fratelli Giuseppe e Pietro Battaglia.

    ll pestaggio in quest'area dell'operaio cinese nel cantiere della Balkan porfidi a Lona dove si trovano anche il piazzale di lavorazione delle ditte di Innocenzo Macheda e Mustafa Arafat.

    Sino al "controllo sociale" del voto in occasione delle elezioni Comunali del 2015, come spiega l'ex sindaco Vigilio valentini 

    Tra chi ha denunciato la gestione complessiva del sistema porfido negli ultimi trent'anni c'è Marco galvagni segretario comunale di Lona Lases dal 2001 al 2020.

    In due documenti per i "piani anticorruzione" aveva evidenziato gli intrecci societari tra le ditte di lavorazione del porfido e le amministrazioni dei comuni di Lona lases Fornace Piné e Albiano.

    Un'analisi dettagliata presentata nel 2017 ai sindaci della zona. Tutto rimase in silenzio, spiega oggi Galvagni.
    rimasti silenti

    Insomma chi ha avuto il coraggio di alzare la testa e denunciare dice in coro che ciò che emerso fino ad ora è solo una parte di un sistema colluso a più livelli col malaffare da oltre trent'anni
    
    					

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