Trento
05 Dicembre 2020 Aggiornato alle 23:20
Salute

Impianti da sci, accordo tra le regioni per scongiurare la chiusura

La presidente nazionale degli impiantisti: "piste aperte in tutta Europa, stiamo cercando di salvare l'economia delle zone alpine, casi come quello di Cervinia non si ripeteranno"

"Quello che abbiamo visto abbiamo capito non si deve ripetere. Valuteremo anche noi come gestire queste code, come del resto hanno fatto a Cervinia il giorno dopo".

Duemila sciatori in coda per l'apertura delle piste hanno certamente destato impressione. E spinto il governo - ne è certa la presidente dell'associazione nazionale esercenti funiviari, Valeria Ghezzi - a intervenire anche sugli impianti.

La stretta del dpcm lascia però una porta socchiusa, gli impianti potranno aprire in base a linee guida approvate dalle regioni e dal Cts. Così come, conferma Ghezzi, già disposto nel resto d'Europa. 

Il documento è pronto ed è centrato su gestione dei flussi - anche grazie alla tecnologia - caricamento degli impianti chiusi all'80% e obbligo di mascherina. Ora dovrà essere formalizzato in conferenza delle Regioni e poi approvato dal comitato tecnico scientifico. Positivo per Ghezzi che i territori abbiano lavorato con un obiettivo comune.

Non siamo in competizione, dice, ma "stiamo cercando di salvare l'economia delle Alpi, perché chiudere gli impianti non significa chiudere quattro impiantisti, imprenditori che pagheranno il loro scotto come tutti gli altri in Italia in questo difficilissimo periodo, chiudere gli impianti di risalita significa chiudere tutta quanta l'economia dei territori alpini".

Intanto il meteo, incurante di ordinanze, dpcm e protocolli, sta già conferendo alle vette un aspetto tipicamente invernale. A Madonna di Campiglio, come in altre località, in quota è già sceso anche più di mezzo metro di neve. In attesa di sapere se e come le piste potranno tornare ad essere frequentate.

					

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