Trento
    22 Ottobre 2020 Aggiornato alle 17:04
    Economia & Lavoro

    Il coordinamento lavoratori porfido: "Clima di intimidazione nel comparto"

    Tra i reati ipotizzati nell'inchiesta sulle infiltrazioni mafiose c'è anche la riduzione in schiavitù, vittime alcuni lavoratori stranieri. I sindacati di settore ricordano il pestaggio di un operaio cinese nel 2014

    "La sorpresa è stata di vedere che finalmente qualcuno degnava di attenzione la situazione perché noi abbiamo presentato molti esposti su tante, tante irregolarità".

    I risultati dell'inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nel settore del porfido non sono stati una sorpresa per i lavoratori del comparto.

    Tra i reati ipotizzati c'è anche la riduzione in schiavitù, vittime alcuni lavoratori, prevalentemente cinesi. Walter Ferrari, portavoce del coordinamento lavoro porfido, ricorda che già anni fa alcuni episodi avevano fatto nascere sospetti

    "Avevamo seguito la vicenda del pestaggio dell'operaio cinese nel 2014 - dice - e quindi già da quella vicenda si intuiva che nel settore del porfido qualcosa non andava".

    Metodi che finivano col condizionare l'intero settore: "Si approfittava di questo clima di intimidazione che vi era in alcune aziende - la considerazione di Ferrari - per utilizzarlo poi a livello generale".

    Una situazione generale che risentiva anche delle leggi di settore. Condizionate, secondo Ferrari, dalla lobby dei concessionari: "Un risanamento del settore - afferma - non può prescindere da una revisione profonda della legislazione".

    Sempre sul fronte sindacale, Fillea Cgil e Filca Cisl chiedono un tavolo di monitoraggio permanente sulla legalità nel distretto del porfido, la definizione di un codice antimafia per tutte le imprese del settore e l'istituzione di un osservatorio sulla criminalità organizzata.
    
    					

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