Trento
03 Luglio 2022 Aggiornato alle 21:45
Salute

Diritto all'oblio oncologico, una battaglia anche trentina

"Pazienti etichettati a vita, una discriminazione" secondo il primario di oncologia a Trento Caffo, in Senato un disegno di legge della trentina Conzatti

In Italia sono 3 milioni e 600 mila le persone sopravvissute a un tumore a lungo dopo la diagnosi. Di queste circa un milione possono essere definite completamente guarite. Eppure devono continuare, ogni giorno, a confrontarsi con una malattia superata: in banca, stipulando un'assicurazione, cercando di adottare un figlio, devono dichiarare di essere stati pazienti oncologici. Una discriminazione che si vuole superare introducendo anche in Italia il diritto all'oblio oncologico


"Purtroppo fino a questo momento il paziente oncologico rimane etichettato come paziente oncologico a vita - ci ha detto il primario di oncologia medica di Trento Orazio Caffo - e questo è un problema per il ritorno alla normalità"

Sono tre i disegni di legge depositati in Senato per introdurre in Italia il diritto all'oblio oncologico, uno di questi a firma della senatrice trentina di Italia Viva Donatella Conzatti. I testi divergono sui criteri temporali per considerare una persona "guarita". L'Associazione Italiana di Oncologia Medica propone un criterio generale, che può variare a seconda del tipo di tumore: "l'idea - spiega ancora Caffo - è quella di definire guarito un paziente dopo dieci anni e per chi si è ammalato prima dei 21 anni dopo 5 anni"

Raccomandata dall'Europa, la legge sull'oblio oncologico è stata già introdotta in Francia, Lussemburgo, Olanda, Belgio e Portogallo.

					

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