Trento
01 Ottobre 2022 Aggiornato alle 23:35
Storie & Mestieri

Ucraini in Trentino, voglia di integrazione

A cinque mesi dall'invasione dell'Ucraina non si ferma l'accoglienza del Trentino. Tra chi è arrivato nelle prime settimane c'è chi è rientrato in patria, ma anche chi ha deciso di restare

"Ho trovato lavoro per un mese, ho lavorato alla raccolta delle ciliegie, mi sono trovata molto bene, ho guadagnato dei soldi e mi ha aiutato, ma non farò un altro contratto, voglio tornare in Ucraina il più presto possibile", Natalia da Ternopil' è una dei quasi 2300 ucraini accolti in Trentino dall'inizio dell'invasione russa. Sono ospitati in 111 comuni, ma quasi un terzo sono a Trento. Mentre qualcuno ha già fatto ritorno a casa, circa in 300, gli altri sono ancora distribuiti tra appartamenti e sistema di accoglienza provinciale, magari come Natalia in attesa di fare rientro quanto prima. Nel frattempo, però, il lavoro è un'esigenza non solo come fonte di reddito ma anche per dare un senso alle giornate. Come dice Katerina, da Khmel'nitsky, anche lei qui nella residenza di San Vito di Pergine. "Lavorare è stato per me un toccasana, mi ha aiutato molto a staccare dai pensieri su quello che sta succedendo in Ucraina, ma anche sapere di poter aiutare la mia famiglia, guadagnando qualcosa". Una dozzina le donne, le mamme, ospitate qui che sono state impiegate nei filari della Valsugana per la raccolta dei piccoli frutti. Un settore che sta faticando a trovare lavoratori. E c'è anche chi, come Svetlana da Kharkiv, pensa di costruire qui il proprio futuro. "Ora aspetto di cominciare la raccolta delle mele. Per me è importante, io vorrei restare qui con i miei bambini, un lavoro mi serve per poter trovare una casa tutta per noi".

					

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