Trento
09 Dicembre 2022 Aggiornato alle 23:41
Società

Da Tiarno di Sopra all'Uganda, la vita missionaria di padre Tiboni

Padre comboniano, trentino dalla "fede rocciosa", ha dedicato la vita ai popoli di Sudan e Uganda. La sua storia raccontata in un libro di Filippo Ciantia

Padre Pietro Tiboni, una vita per l'Africa. Missionario comboniano prima in Sudan e poi in Uganda. Insegnante, ma anche padre per molti, lasciò il segno.

La sua vita, finita nel 2017, si intrecciò, ad un certo punto, anche con quella di Filippo Ciantia, medico varesino partito in Uganda con sua moglie, che ora per la gratitudine verso quel sacerdote ne ha scritto un libro. Il titolo "Padre Tiboni. Uno tra i più santi uomini che abbiamo", frase di don Giussani - fondatore del movimento di Comunione e Liberazione - che di Tiboni fu grande amico.

"Padre Pietro aveva una fede rocciosa, come le sue montagne. E' figlio di queste terre trentine", racconta Ciantia. "Che cosa aveva di speciale? Umiltà e semplicità fuori dal comune"

Una storia iniziata a Tiarno di Sopra nel 1925. Ordinato sacerdote, tornò nel suo paese, e fu lì che ancora ragazzino incontrò un compagno di strada, padre Guido Cellana, che divenne come lui missionario comboniano. Così come Elvio Cellana e padre Alex Zanotelli, originario di Livo. "Tornò a Tiarno per la prima messa. Alcuni ragazzini vennero incaricati dalla maestra di recitare una poesia di benvenuto al prete novello, fra loro proprio Guido Cellana, che anni dopo sarebbe partito per l'Africa".

Nel libro la storia di Tiboni è costellata da esplosioni di vita, grandi amicizie e testimonianze di bene in un contesto difficilissimo - quello africano vissuto - per oltre 50 anni. Decenni segnati dal genocidio in Ruanda, la guerra civile in Sudan e in Uganda. "Dopo il '94 accompagnò un gruppo di cooperanti che andavano in Ruanda, permettendo la convivenza costruttiva tra persone di etnie diverse, chi aveva subito una strage famigliare e chi si era macchiato di questi delitti. Una convivenza che sembrava impossibile. Per lui il punto - racconta Ciantia - non era l'analisi dei fattori che avevano portato al conflitto, ma mettere al centro l'umanità delle singole persone. Il segreto era la sua fede incrollabile". 
 

					

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