Covid, il rebus sul futuro degli ospedali

Alcuni reparti ancora chiusi, interventi che riprendono a singhiozzo. Quale sarà il futuro degli ospedali dopo la pandemia?

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Dopo lo stress del periodo più intenso della pandemia, tra trasferimenti e pensionamenti, nella cardiologia dell'ospedale di Spoleto sono rimasti due medici che lavorano a tempo pieno e due a tempo parziale. La carenza di personale è alla base anche della mancata riapertura del punto nascite al San Matteo degli Infermi, che la Giunta regionale si era impegnata a rendere nuovamente operativo entro giugno. Il concorso per assumere ginecologi dovrebbe dare a breve risultati, ma il problema dell'attrattività dell'ospedale spoletino resta. Leonello Spitella, portavoce di Spoleto City Forum: "Il nostro nosocomio non riceve più attenzioni dal pre-pandemia, siamo carenti di diversi servizi, siamo preoccupati sul futuro prossimo dell'ospedale anche a lungo termine, visto il piano attuativo per la sanità umbra che dovrebbe trovare pari dignità tra Foligno, Spoleto e la Valnerina". Piano sanitario che prevede l'istituzione di case di comunità: "Nella realtà di Foligno c'è un investimento rilevante, mentre per Spoleto è previsto il ripristino della palazzina di via Manna che ha dimensioni contenute, questa è per noi una preoccupazione". Intanto a Foligno si registra una parziale riduzione degli interventi non urgenti programmati dopo la riattivazione di altri 12 posti letto Covid, che portano il totale a 38 unità per gestire l'ondata da Omicron 2.