Il call center della droga

Sgominata un'organizzazione criminale con base nei Balcani che riforniva di cocaina le piazze del Perugia, Umbertide e Assisi. 500 gli episodi documentati

Il call center della droga
Tgr
Droga sequestrata

Le ordinazioni avvenivano per telefono ed erano gestite direttamente dall'estero attraverso due membri della banda che operavano come centralinisti. Sgominata una rete di spaccio che riforniva di cocaina le piazze di Perugia e Umbertide oltre che l’assisano. E proprio i carabinieri della Compagnia di Assisi, titolari dell’indagine, hanno arrestato un operaio albanese di 43 anni residente a Perugia, in esecuzione di un’ordinanza di custodia emessa dal Gip del Tribunale di Perugia Valerio D’Andria su richiesta del procuratore aggiunto della Dda Giuseppe Petrazzini. L'uomo è ritenuto il principale referente locale di un’organizzazione criminale con base in Albania. Nei guai è finito anche un pensionato di Torgiano di 63 anni: dava ospitalità agli spacciatori e – secondo l’accusa - metteva la casa a disposizione delle loro attività illecite. L’uomo va ai domiciliari, al pari di una cittadina romena 23enne che vive da tempo a Perugia.  

Finora sono state eseguite solo sei delle venti misure cautelari disposte dal giudice: i destinatari non sono più in Italia. Si tratta, per lo più, di “gregari”, giovani e incensurati, che approdavano in Umbria con visto turistico - per non dare nell’occhio - e tornavano in Albania a lavoro compiuto. Pendolari dello spaccio “teleguidati” da una specie di “call center”. Cinquecento gli episodi documentati e due operazioni di riscontro: nel corso dell’inchiesta, infatti, i carabinieri hanno intercettato due grossi carichi di cocaina, da sei e da cinque chili (per circa tre milioni di euro), diretti a Perugia. 

Le indagini, avviate nel 2019, si sono alimentate con le testimonianze degli acquirenti, identificati via via dai carabinieri di Assisi, inizialmente coordinati soltanto dalla pm perugina Manuela Comodi, e invitati a svelare i loro contatti telefonici. Dalle intercettazioni è emerso un quadro più chiaro: uno dei “cavalli”, cioè addetti alla consegna, in una conversazione intercettata si vanta di guadagnare fino a seimila euro in un mese. 

Un ramo del gruppo, infine, composto da persone parenti tra loro sempre di origine albanese, si muoveva in autonomia a Umbertide: il Gip in questo caso ha, però, escluso l’ipotesi di associazione per delinquere.