Caso Shalabayeva, chiesti 4 anni per i superpoliziotti

Il sostituto procuratore generale Cicchella: “Fu sequestro di persona”. Sentenza a maggio

Caso Shalabayeva, chiesti 4 anni per i superpoliziotti
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Caso Shalabayeva

Quattro anni di reclusione per sequestro di persona. È la pena chiesta dall’accusa nei confronti dei principali imputati nel processo di secondo grado riguardo al “caso Shalabayeva”, la controversa vicenda legata all’espulsione della moglie di un dissidente kazako e della sua bambina. 

Secondo il sostituto procuratore generale della Corte di appello di Perugia, Claudio Cicchella i superpoliziotti Renato Cortese, l’investigatore che catturò Bernardo Provenzano, e Maurizio Improta, “funzionari che hanno sempre onorato la divisa” in quella circostanza e per ragioni mai chiarite seguirono un iter anomalo. 

Con un atteggiamento omissivo – nell’interpretazione dell’accusa - avrebbero piegato le procedure con l’obiettivo di arrivare all’espulsione della donna, ignorando le “situazioni di dubbio” e facendo in modo che “non fossero evidenti a chi avrebbe dovuto emettere un decreto di espulsione e convalidarlo”. 

L’intenzione era mostrare la propria efficienza per compiacere l’ambasciata kazaka e sapendo delle attenzioni sul caso da parte dei funzionari ministeriali. 

Di fatto, la richiesta della procura generale (era presente anche il procuratore generale Sergio Sottani, così come la parte offesa Alma Shalabayeva), ricalca il verdetto di primo grado al netto dei presunti episodi di falso ormai prescritti. 

Chiesti quattro anni anche per Francesco Stampacchia e Luca Armeni: due anni otto mesi per Vincenzo Tramma. Il sostituto procuratore generale Cicchella, infine, ha chiesto l’assoluzione sia per il funzionario di polizia Stefano Leoni e sia per il giudice di pace Stefania Lavore “perché il fatto non costituisce reato”. I fatti risalgono a quasi otto anni fa. Nella prossima udienza la parola passa alla difesa. Tutti gli imputati respingono gli addebiti. A loro avviso le procedure furono rispettate. Secondo i giudici di primo grado, trattenere ed espellere la donna fu invece un crimine di ‘lesa umanità’. La sentenza arriverà a maggio. 

Andrea Rossini