Buco di Umbria Mobilità. Non c'è stato danno erariale nella gestione

Rigettato dalla Cassazione il ricorso presentato dalla Procura generale della Corte dei conti. Legittimo secondo i giudici l'operato dell' ex esecutivo guidato da Catiuscia Marini

Buco di Umbria Mobilità. Non c'è stato danno erariale nella gestione
tgr
Umbria Mobilità


Non c'è stato danno erariale nella gestione di Umbria Mobilità. Gli amministratori regionali e provinciali hanno agito legittimamente con una condotta insindacabile e compiendo scelte giustificate dall'esigenza di non interrompere il servizio.  La sentenza delle Sezioni unite della Cassazione arriva a porre la parola fine sulla lunga vicenda giudiziaria cominciata nel 2016 di fronte alla corte dei conti dell'umbria, che aveva citato in giudizio 45 amministratori pubblici. L'intera giunta regionale guidata da Catiuscia marini durante il primo mandato da presidente, parte della giunta del secondo mandato, gli allora consiglieri provinciali di Perugia, i componenti di 3 consigli di amministrazione di umbria mobilità e diversi dirigenti pubblici, tutti chiamati a risarcire un presunto danno erariale da 44 milioni di euro. Nel mirino i contributi a fondo perduto e i prestiti elargiti per ripianare il buco di bilancio di Umbria Mobilità, che nel 2012 era entrata in profonda crisi di liquidità mettendo a rischio tutto il trasporto regionale su ferro e su gomma. E proprio quei contributi, concessi legittimamente secondo la suprema corte, hanno evitato la paralisi del trasporto pubblico locale in Umbria. Un giudizio che conferma quanto già stabilito in primo grado dalla Corte dei conti umbra, che aveva dichiarato il proprio difetto di giurisdizione e in secondo grado dalla sezione centrale di appello.
"La sentenza della cassazione rende giustizia al mio operato e a quello delle giunte regionali da me presiedute - commenta a caldo Catiuscia Marini, assistita dall'avvocato Nicola Pepe - e ribadisce l'impossibilità, per la magistratura contabile, di valicare il cosiddetto merito amministrativo". Di sostituirsi cioè alle scelte politiche del governo regionale

di Riccardo Milletti