Pusher condannato in appello, pena inasprita

Il 44enne ecuadoriano, condannato in primo grado per violenza sessuale e spaccio, è stato ritenuto colpevole di aver ceduto la dose fatale

Pusher condannato in appello, pena inasprita
tgr
La giovane mamma morì di overdose

Si riprese con il telefonino mentre abusava della ragazza, non più in sé e agonizzante. Già condannato in primo grado per violenza sessuale e droga, l'uomo in appello è stato riconosciuto colpevole anche di avere fornito la dose letale che uccise Jennifer, giovane mamma di origine sudamericana cresciuta in Italia: "Morte come conseguenza di spaccio", il reato. I giudici di secondo grado hanno inflitto all'imputato, un operaio ecuadoriano di 44 anni, la pena complessiva di cinque anni e quattro mesi di reclusione e disposto che rimanga in carcere. In aula ha affermato di non avere niente da aggiungere rispetto ai primi interrogatori. E' stata bocciata anche la sua richiesta di andare ai domiciliari. I fatti, avvenuti in un appartamento nella zona della stazione di Perugia, risalgono all'aprile 2021. La condanna in primo grado, con lo sconto di un terzo garantito dal rito abbreviato, aveva lasciato l'amaro in bocca ai familiari della vittima e amplificato le loro sofferenze: la madre Ester, che vive a Perugia ed è assistita dall'avvocato Donatella Donati, lamentava il fatto che, almeno fino a oggi, non ci fosse un responsabile per la morte della figlia. L'istruttoria riaperta in appello ha smentito la ricostruzione dell'imputato: i periti hanno dimostrato che la giovane morì per le "strisce" di eroina che l'uomo le aveva offerto, forse proprio per approfittare di lei.