Capecchi è tornato a casa

In aula lo aspettava un ordine di cattura, ma lui ha lasciato il Perù con il proprio passaporto che nessuno gli ha mai ritirato. Da Castiglione del lago continuerà a battersi in vista dell'appello

Capecchi è tornato a casa
Tgr
Riccardo Capecchi

Ha messo il naso fuori di casa, dopo essere rimasto rintanato per più due mesi, giusto per rinnovare la patente. Ma la discreta presenza di Riccardo Capecchi, il fotografo condannato in primo grado in Perù a 16 anni per il presunto coinvolgimento in un traffico di droga, nella sua Castiglione del Lago non era passata inosservata. Le voci di una "fuga" alla vigilia della lettura del verdetto, rimbalzate sulla stampa peruviana, avevano trovato indiretta conferma nei silenzi del Comitato cittadino, così loquace durante la detenzione all'estero e nella ritrovata serenità della famiglia. Riccardo però non vuole sentire parlare di evasione: in aula lo aspettava un ordine di cattura, è vero, ma lui ha lasciato il Sudamerica con il proprio passaporto che nessuno gli ha mai ritirato. Arrestato a Lima nel maggio del 2019, nell'ambito di un'operazione che portò al sequestro di 300 chili di cocaina, si è sempre proclamato innocente. Coinvolto inconsapevolmente da una banda di narcotrafficanti che avrebbe strumentalizzato, come copertura, la sua attività di fotografo. Alla scadenza dei termini, dopo nove mesi trascorsi in carcere e due anni ai domiciliari, era tornato libero con il divieto di lasciare il Paese durante il processo. Con la possibilità di seguire le udienze anche da remoto, gli altri imputati italiani, sospettati di far parte di un clan mafioso, hanno fin da subito aggirato le imposizioni. Capecchi, anche per marcare la differenza tra sé e gli altri, è rimasto invece fino all'ultimo, o quasi. Il giorno decisivo, nell'ottobre scorso quando era chiaro che i giudici non avevano creduto alla sua ingenuità, non si è presentato neppure lui. In poche è scattato così il piano B: il ritorno in Italia per evitare di tornare dentro. Da qui continuerà a battersi in vista dell'appello, ma in caso di conferma della sentenza di colpevolezza le autorità peruviane potranno chiedere l'estradizione.
di Andrea Rossini